21 Settembre, 2026 Cesenatico
Multiracial medical staff in uniform walk clinic corridor. Elderly patient goes to appointment with doctor. Health care specialists greet in medical center hallway.

Permessi sindacali negati per coprire i turni, la CGIL diffida l’Ausl Romagna: “Diritti non sacrificabili”

La tensione tra sindacato e Ausl Romagna torna a salire. La Funzione Pubblica CGIL Romagna ha infatti inviato una diffida formale all’azienda sanitaria dopo quello che definisce un “illegittimo rifiuto” di un permesso sindacale richiesto da una rappresentante RSU per partecipare a un’assemblea della Rappresentanza Sindacale Unitaria.

L’episodio risale alla giornata di giovedì 11 giugno. Secondo quanto riferito dalla CGIL, alla lavoratrice sarebbe stato negato il permesso a causa della necessità di garantire la copertura dei turni di servizio. Una motivazione che il sindacato considera “incompatibile” con quanto previsto dalla normativa e dalla contrattazione collettiva in materia di diritti sindacali.

La vicenda, sottolinea la FP CGIL, non rappresenterebbe un caso isolato. Da mesi, infatti, il sindacato denuncia crescenti difficoltà per lavoratrici e lavoratori nell’esercitare pienamente diritti riconosciuti dalla legge, compresi i permessi sindacali e quelli previsti dai contratti nazionali di lavoro.

“La carenza di organico non può diventare una giustificazione per comprimere diritti fondamentali”, sostiene il sindacato, che vede nella decisione dell’Ausl un precedente pericoloso. Secondo la CGIL, impedire a un rappresentante sindacale eletto dai lavoratori di partecipare a un’assemblea significa limitare concretamente l’attività di rappresentanza e il corretto funzionamento delle relazioni sindacali all’interno dell’azienda.

Dietro la contestazione emerge ancora una volta il tema della “cronica carenza di personale nella sanità pubblica”. Nelle ultime settimane la FP CGIL Romagna aveva già espresso forti perplessità sul Piano triennale del fabbisogno del personale presentato dall’Ausl. Un documento che, secondo il sindacato, “non offre risposte adeguate alle necessità del sistema sanitario romagnolo”.

In particolare, la CGIL contesta la previsione di sostituire soltanto il 75% del personale sanitario che lascia il servizio e il 50% del personale tecnico-amministrativo. Percentuali considerate “insufficienti” per mantenere gli attuali livelli di assistenza e “per garantire condizioni di lavoro sostenibili”.

Per il sindacato, il rischio è quello “di continuare a reggere il sistema attraverso straordinari, doppi turni, rinunce ai riposi, mobilità interna e contratti a termine”. Una situazione che, oltre a pesare sugli operatori, “potrebbe avere ripercussioni anche sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini”.

La FP CGIL chiede quindi un cambio di rotta: copertura integrale del turnover, nuove assunzioni in occasione dell’attivazione di nuovi servizi e investimenti strutturali sul personale. Nel frattempo, con la diffida inviata all’Ausl Romagna, il sindacato chiede “il ritiro del provvedimento contestato” e invita l’azienda “a non adottare in futuro decisioni che possano limitare l’esercizio delle prerogative sindacali”.

La partita resta aperta e si inserisce in un confronto più ampio sul futuro della sanità pubblica romagnola, dove il tema degli organici continua a essere uno dei nodi più delicati.

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