22 Settembre, 2026 Cesenatico

“Pesce fa Festa”, dietro le griglie malumori, sospetti e veleni

C’è entusiasmo, è vero: ottantamila presenze nel 2024 raccontano di un evento che funziona, capace di mettere Cesenatico al centro del turismo autunnale. 

Ma nel retrobottega delle cucine si addensano nubi, veleni e sospetti. A sollevarle, in primis, è Nevio Torresi, pescatore di lungo corso e anima dell’“Associazione Tra il Cielo e il Mare”, che in un intervento pubblico rivendica, in primis, una visione: “Il Pesce fa festa deve avere per protagonista il pesce nostrano dell’Adriatico, promosso anche sul piano culturale”. Da anni, dice, “la nostra associazione abbina al servizio ai tavoli laboratori per bambini, incontri con esperti del settore ittico, racconti di mare”. Insomma, per Torresi, chi partecipa all’evento “non solo deve rinunciare al pesce d’importazione ma dovrebbe anche rispettare l’identità di una cucina che ha radici tanto lontane quanto precise”.  

Il punto dolente, però, non è solo identitario. È organizzativo. Torresi denuncia “mancanza di trasparenza” nella collocazione degli stand, con particolare riferimento all’area del Mercato Ittico: “la più emblematica e redditizia” che – secondo lui – dovrebbe essere assegnata a rotazione alle diverse realtà. Lettere e incontri non avrebbero sortito effetti; e in Piazza del Monte, considerata da molti una sistemazione di serie B, finirebbero sempre “i figliastri”.

La protesta di Torresi, l’unico va detto a metterci la faccia, è però solo l’ultima perla di un lungo rosario di malumori che in tanti preferiscono esternare solo in maniera anonima, perchè anche nella Cesenatico del 2025 si temono ripicche e ritorsioni. 

Nel calderone delle polemiche entrano pure i menu e i prezzi. C’è chi contesta proposte culinarie considerate lontane dalla tradizione e dal pescato locale (dalla “tagliata di tonno rosso alla griglia” alle “sarde in saor” – piatto veneto – fino alle cappesante di dubbia prossimità); e chi storce il naso sul “fritto senza spine”, ritenuto una forzatura rispetto al classico adriatico. Intanto, i listini: il fritto che oggi viaggia sui 14-15 euro, fino a pochi anni fa, costava 10-11, senza che il prezzo del pesce sia schizzato in proporzione. Un differenziale che alimenta sospetti su scelte calate dall’alto e su un “effetto trascinamento” dei costi.

Sullo sfondo, la politica con i suoi intrecci limacciosi. E qui, inutile girarci troppo attorno, non aiuta il fatto che Mario Drudi, oltre che segretario della Casa del Pescatore, sia anche il capogruppo del Partito Democratico locale. Sarebbe lui a tirare i fili dell’associazione “Pescatori a casa vostra” del fedelissimo legionario Manuel Guidotti, ben sistemato nella zona del mercato ittico di via Matteucci, in assoluto la location più strategica, quella che per Nevio Torresi andrebbe assegnata per turnazione. Guidotti, infatti, è ormai organico all’establishment Pd e dunque vederlo nella “posizione migliore” – dicono i malpensanti – non sorprende nessuno. 

Per carità, queste cose sono sempre accadute e non si configurano certo come illeciti, ma queste storture, la mancanza di trasparenza e la logica del “figli e figliastri” nel tempo – secondo Torresi ma non solo – avrebbero incrinato lo spirito originario della festa. 

Anche l’allestimento degli stand finisce sotto la lente: viste le roventi polemiche per il montaggio con esagerato anticipo dei gazebo, perché incaricare sempre gli stessi – in questo caso la Service Fest del, guarda caso, ex sindaco di Longiano Giuseppe “Giorgio” Raggini – senza una comparazione aperta di preventivi, quando sul territorio potrebbero esserci anche altre imprese in grado di montare quel villaggio in pochi giorni?

Al netto dei personalismi, la questione torna sempre lì: regole chiare, equità, rotazione democratica, valorizzazione del pescato locale e della sua cultura. 

“Viva Piazza del Monte”, ironizza amaro Torresi: la frase suona come un invito a guardare le periferie della festa, dove – sostiene – “resiste ancora l’idea che il mare non sia solo cassa ma racconto, educazione, identità”. 

Perché il “Pesce fa Festa” continui a essere davvero di tutti, servirà – questa è la richiesta – una trasparenza verificabile: criteri pubblici e limpidi per le assegnazioni delle postazioni, condizioni più rigide per gli allestimenti, tracciabilità del prodotto e una cornice culturale non ornamentale ma strutturale. 

Solo così, tra profumo di griglia e maree di visitatori, potrà tornare a primeggiare ciò che conta: il pesce dell’Adriatico e le storie di chi lo porta a terra ogni giorno. E la politica, ovviamente, si accomodi fuori.

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Immagine di Redazione

Redazione

La nostra redazione è composta da appassionati di Cesenatico e della sua comunità, che con dedizione e passione si impegnano a raccontare storie, eventi e novità che animano la nostra realtà locale.