22 Settembre, 2026 Cesenatico

Piscina del bagno “4 Venti” trasformata in skatepark: costa cara la “bravata”

C’è un limite sottile tra la ragazzata e la responsabilità. Nel fine settimana, un gruppo di ragazzi di Cesenatico – con tutta probabilità minorenni – è entrato nella piscina, oggi vuota, dello storico bagno “4 Venti” per usarla come pista da skateboard. Un’idea “da crew”, adrenalinica e social, ma che si scontra con due aspetti non aggirabili: la legge e la sicurezza.

La piscina non è un luogo pubblico: è una proprietà privata e, come tale, non può essere “occupata” a piacimento. Qui la bravata si trasforma in qualcosa di più serio: l’accesso non autorizzato configura infatti una violazione che può avere conseguenze, tanto più se collegata a danneggiamenti.

E i rischi non sono teorici. La parte più alta della struttura raggiunge circa 4 metri e mezzo: una caduta, una perdita di controllo, un urto contro pareti e bordi possono diventare un incidente grave nel giro di un secondo. Senza contare che le ruote e le tavole, su una superficie pensata per tutt’altro, possono rigare e rovinare il fondo, lasciando segni e compromettendo la tenuta della pavimentazione. 

Lunedì mattina, infatti, gli addetti alla manutenzione si sarebbero trovati davanti a diversi danni: deterioramenti sul fondo e, tra le criticità segnalate, anche lampioni rotti e altre rotture nella zona.

Come spesso accade, però, l’impulso di “immortalare l’impresa” rischia di trasformarsi nel boomerang decisivo: i ragazzi, infatti, si sono autofilmati e fotografati all’interno della piscina, di fatto firmando un’autodenuncia. Le immagini circolate sono state oscurate per non rendere riconoscibili eventuali minorenni, ma nella versione originale i volti sono nitidi e dunque facilmente identificabili. 

Ora il titolare del bagno “4 Venti”, costretto a contabilizzare i danni, starebbe valutando una denuncia formale, allegando anche il materiale visivo. Per evitare che una bravata diventi un caso giudiziario, la via più sensata sembra una sola: che i genitori si facciano avanti, ripaghino quanto dovuto e chiudano la vicenda prima che finisca nelle aule, con conseguenze ben più pesanti di un video sui social.

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