«Il primo errore che possiamo fare è confrontare giugno 2026 con giugno 2025 come se fossero due mesi uguali. Non lo sono». Emilio Zorini, consulente alberghiero e fondatore di Bee Family, parte da qui per spiegare cosa sta accadendo sulla Riviera romagnola, dove le prenotazioni per il primo vero mese dell’estate sembrano un po’ blande.
«Il giugno 2025 è stato un mese anomalo, soprattutto per effetto della Pentecoste tedesca. La Pfingsten cadeva l’8 e il 9 giugno e ha portato in Romagna un flusso molto forte di turisti teutonici proprio nelle settimane centrali del mese. Quest’anno, invece, la stessa festività cadrà a fine maggio».
Secondo Zorini, leggere i dati senza contesto può portare a conclusioni sbagliate. «Se guardo solo giugno, posso pensare che manchi domanda. Ma se allargo lo sguardo a fine maggio e ai primi giorni di giugno, vedo un quadro diverso. Il bonus tedesco c’è stato anche quest’anno, semplicemente si è spostato di circa tre settimane».
Il tema, dunque, non è solo quanto si vende, ma come si interpretano i numeri. «Gli albergatori sono abituati a guardare occupazione, camere vendute e fatturato. Sono dati importanti, ma non bastano. Prima di prendere decisioni bisogna chiedersi cosa c’è dietro quei numeri: calendario, festività, scuole, meteo, mercati di provenienza».
Le settimane centrali di giugno restano più delicate. «Tra il 6 e il 12 giugno pesa la chiusura delle scuole. Molte famiglie italiane non possono muoversi finché i figli non hanno finito l’anno scolastico. Non è domanda debole: è domanda che non si è ancora espressa. In quella fase il last minute può fare la differenza, soprattutto se il meteo aiuta».
Diverso il discorso per la settimana successiva. «Dal 13 al 19 giugno la lettura è più complessa. Non ho ancora una spiegazione definitiva. Può esserci un tema di meteo, può esserci una certa saturazione della domanda, può esserci prudenza da parte delle famiglie. È una settimana da monitorare, non da giudicare con fretta».
La raccomandazione più forte riguarda i prezzi. «Abbassare le tariffe solo perché il dato fa paura non è una strategia. È una reazione emotiva. E nel turismo le reazioni emotive costano care».
Zorini mette in guardia da quella che definisce «l’illusione del cassetto pieno». «Un hotel pieno non è per forza un hotel che guadagna. Se riempio camere vendendole troppo basse, magari aumento l’occupazione, ma riduco il margine. A fine stagione posso scoprire di aver lavorato tantissimo per guadagnare poco».
Per questo, secondo il consulente, ogni scelta tariffaria deve partire dai conti. «Prima bisogna sapere qual è il prezzo minimo sotto il quale non conviene andare. Poi si può decidere se fare una promozione, su quali date, con quale obiettivo. Ma non si parte dall’ansia: si parte dai numeri».
Il ragionamento vale anche per la destagionalizzazione. «Mi chiedono spesso se convenga aprire fuori stagione. La risposta è: dipende. Non esiste un sì o un no valido per tutti. Dipende dalla struttura, dai costi, dal personale, dalla domanda che si riesce a intercettare».
Aprire, infatti, significa attivare costi. «Personale, utenze, pulizie, manutenzione: anche un’apertura breve ha un peso. Il problema è che molti guardano solo al fatturato del weekend, non al punto di pareggio. Prima di aprire bisogna sapere quante camere servono per coprire i costi».
C’è però un caso in cui l’apertura fuori stagione può funzionare. «I gruppi organizzati possono cambiare completamente il risultato: sportivi, scuole, associazioni, raduni. Se portano volumi certi, possono trasformare un’apertura rischiosa in un’operazione sostenibile».
E non solo. «Un gruppo ad aprile o maggio può servire anche a rodare la struttura: fai le pulizie di inizio stagione, testi il personale, sistemi i problemi operativi. Magari non guadagni molto su quel gruppo, ma arrivi alla stagione vera già pronto».
Il messaggio finale di Zorini è chiaro: «La Romagna ha numeri per essere ottimista. Chi ha lavorato con metodo, chi ha costruito tariffe e strategie dall’autunno, oggi è più forte su luglio e agosto. Il giugno debole, letto nel modo giusto, non è un segnale di crisi. È rumore. E i bravi imprenditori devono imparare a distinguere il rumore dal segnale».
