La nuova scuola primaria di viale Torino si trova, da qualche giorno, al centro di una spigolosa controversia che ha già diviso i genitori. La recita di fine anno, dedicata alla tutela del pianeta, prevede infatti la canzone “Sing for the Climate” ma sulle note di “Bella ciao”. E, come prevedibile, da giorni la decisione sta generando tensioni e malumori tra le famiglie.
“Bella ciao”, come noto, è un canto legato alla Resistenza e identificato con una parte politica, e proprio su questo punta l’indice Filippo Zamagni, capogruppo della Lega in Consiglio Comunale.
Nel suo intervento, Zamagni premette di non mettere in discussione il tema affrontato dal brano. “Messaggio importante e sicuramente attuale, la salvaguardia del nostro pianeta”, osserva, riconoscendo il valore educativo di un testo che richiama il rispetto dell’ambiente. Il nodo, però, a suo avviso, sta nella scelta della base musicale: “Peccato però che sia stata realizzata sulle note di ‘Bella ciao’. Una canzone da sempre legata a una specifica area politica e per tale motivo decisamente divisiva”.
Secondo il capogruppo leghista, proprio il contesto dovrebbe suggerire maggiore prudenza. “In un contesto scolastico, dove giustamente si cerca di promuovere l’inclusione, l’adozione di questa melodia può creare – e sta già avvenendo – tensioni e spaccature”, sottolinea, rimarcando come la scuola debba mantenere un equilibrio particolare quando affronta temi che possono prestarsi a letture ideologiche.
Zamagni insiste soprattutto sul ruolo educativo della primaria: “La scuola ha il compito di educare alla cittadinanza, al pensiero critico, insegnando i valori della convivenza democratica previsti dalla Costituzione, senza però imporre opinioni di parte e soprattutto tutelando il candore intellettuale dei nostri bambini”. Da qui il suo richiamo a un principio che definisce generale e non legato a una sola sensibilità politica: “La scuola deve restare un luogo neutro rispetto ai partiti, ma attivo nell’insegnamento dei valori democratici fondamentali”.
Nel passaggio forse più politico del suo intervento, Zamagni chiarisce che la sua posizione sarebbe identica anche a parti invertite: “Sosterrei lo stesso principio anche se la base musicale fosse stata della ‘fazione’ politica opposta, perché il principio non cambia”. E aggiunge che il precedente non è isolato: “È dal 2012 che questo inno ‘partigiano’ alla salvaguardia del pianeta gira in tutta Europa e ogni volta genera polemiche e malcontento in alcuni, gioia e soddisfazione in altri”.
Da qui la domanda finale, che è anche il cuore della sua presa di posizione: “Siamo sicuri che, se l’obiettivo è davvero solamente quello di cantare il rispetto e la tutela del nostro pianeta, non fosse più opportuno scegliere una canzone senza colori politici?”. Per Zamagni, su un tema universale come l’ambiente, sarebbe stato preferibile puntare su un brano capace “invece di dividere, di unire tutto il pianeta”, perché, conclude, “we are the world”.