27 Settembre, 2026 Cesenatico

Ponte del Gatto, altri 450mila euro: una variante che pesa quasi il 18%

di Peppe Panella

Abbiamo letto le rassicuranti dichiarazioni del consigliere Drudi, capogruppo del PD e ormai presenza quasi fissa quando la nomenklatura locale vuole mettere la parola finale su ciò che accade in consiglio comunale, e prendiano atto della sua soddisfazione per un bilancio definito “serio, equilibrato e responsabile”. Bene. Tenere i conti in ordine è il minimo sindacale per qualsiasi amministrazione, non certo un’impresa da celebrare con toni enfatici.

C’è però un passaggio della variazione (o assestamento) di bilancio che merita molto più di una lettura distratta e che non è solo strettamente “contabile” e che pertanto necessita di essere evidenziata.

Per il Ponte del Gatto vengono stanziati ulteriori 450.000 euro (parenti stretti a mezzo milione di euro, cioè una montagna di soldi) per una variante in corso d’opera legata alla messa in sicurezza della struttura in acqua. Tradotto per chi non capisce bene di ragioneria applicata, significa che su un’opera da circa 2,5 milioni di euro, la variante arriva a pesare quasi il 18% dell’intero importo stimato inizialmente.

Non stiamo parlando di qualche aggiustamento marginale o di piccole rifiniture. Qui siamo davanti a una variante pesante, sostanziale, che costa una ulteriore enormità di soldi pubblici aggiuntivi e che, a memoria, ha pochi precedenti nella storia recente dei lavori pubblici a Cesenatico.

Gli imprevisti nei cantieri esistono, nessuno lo nega. Capitano. Ma esiste anche la progettazione, quella fase che dovrebbe servire proprio a ridurre gli imprevisti, non a inseguirli a colpi di centinaia di migliaia di euro. E quando una variante assume queste proporzioni, qualche domanda non è solo legittima: è inevitabile.

La prima, quasi disarmante nella sua semplicità, è questa: i progettisti sapevano che il Ponte del Gatto attraversa un corso d’acqua? Perché, leggendo le motivazioni della variante, viene quasi da pensare che qualcuno avesse immaginato di costruire il ponte su un terreno asciutto e immobile, un piccolo dislivello montano, e non su un contesto idraulico reale come quello del Porto Canale, che se ben ricordo, è un corso d’acqua che attraversa la città.

L’ironia aiuta a sopportare certe letture, ma la sostanza resta seria, anche perché ogni euro aggiuntivo speso per correggere ciò che forse poteva e doveva essere previsto in fase progettuale, è un euro pubblico sottratto ad altre esigenze. E qui non parliamo di bruscolini, ma di quasi mezzo milione di euro. Una cifra enorme.

E allora, più che i toni trionfalistici, servirebbe un po’ di misura. Un bilancio in ordine è una buona notizia, certo. Ma la buona amministrazione non si misura con le dichiarazioni di soddisfazione a fine seduta, spesso affidate proprio al consigliere Drudi del PD nella sua consueta funzione di “chiusura” del dibattito consiliare.

Si misura, piuttosto, dalla capacità di programmare bene, progettare meglio e ridurre al minimo il costo degli imprevisti, come doveva essere fatto nel caso della ricostruzione del ponte più importante di Cesenatico.

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