L’arrivo di Primark in Romagna è di quelli destinati a lasciare il segno. Non solo perché porterà per la prima volta sul territorio uno dei marchi più noti di moda e oggettistica low cost, ma perché rischia di cambiare in profondità gli equilibri commerciali di un’intera area.
Il grande cantiere avviato all’esterno del Romagna Shopping Valley di Savignano sul Rubicone, nella frazione di Capanni, prepara una novità attesa da mesi e ormai sempre più concreta: l’apertura del colosso irlandese dell’abbigliamento a prezzi accessibili.
Per una parte del pubblico, soprattutto quello più giovane, sarà un’autentica festa. Adolescenti e teenager da anni guardano a Primark come a un marchio simbolo: prezzi bassi, tendenze immediate, assortimenti vastissimi, acquisti facili e continui. È il negozio che intercetta perfettamente il gusto di una generazione abituata a consumi rapidi, mode veloci e forte richiamo social.
L’apertura di Savignano Mare, in questo senso, ha tutti gli ingredienti dell’evento capace di attrarre folle, creare attesa e trasformare il centro commerciale in una calamita per migliaia di ragazzi provenienti non solo dalla provincia, ma da tutta la Romagna.
Ed è proprio questo il punto. Perché se da una parte arriva un’insegna capace di portare movimento, nuovi clienti e ulteriore centralità al polo commerciale savignanese, dall’altra si allunga l’ombra su quel poco che resta del commercio di vicinato. Le boutique ed i negozi indipendenti rimasti sul territorio sono già reduci da anni difficilissimi: crisi dei consumi, concorrenza dell’online, aumento dei costi di gestione, desertificazione progressiva dei centri urbani e spostamento costante dei flussi verso i grandi contenitori commerciali.
In questo quadro, l’arrivo di Primark – come sempre nel silenzio assordante delle associazioni di categoria – rischia di pesare come un macigno. Non perché si possa imputare a un singolo marchio la responsabilità di una crisi iniziata da tempo, ma perché un gigante di queste dimensioni, con questa forza attrattiva e con una politica di prezzi così aggressiva, finisce inevitabilmente per sottrarre ulteriore ossigeno alle ultime attività indipendenti. Quelle boutique che per anni hanno resistito puntando su ricerca, rapporto personale, fidelizzazione della clientela e qualità del servizio oggi si trovano davanti a un passaggio che potrebbe essere decisivo. E, per molte, nel peggiore dei modi.
Il rischio concreto è che l’apertura del nuovo store segni la mazzata finale per la nostra rete commerciale. Non subito, forse non in maniera uniforme, ma come accelerazione definitiva di un processo già sotto gli occhi di tutti. Dove arrivano i grandi marchi, il mercato si sposta. Dove si concentrano i flussi, il resto fatica sempre di più a sopravvivere. E se i ragazzi festeggeranno, come è facile immaginare, il territorio dovrà anche fare i conti con una domanda scomoda: che cosa resterà, fuori dai centri commerciali, del tessuto commerciale locale?
È qui che sta il vero nodo della vicenda. Primark porterà entusiasmo, curiosità, posti di lavoro e un forte richiamo per i consumatori. Ma porterà anche una concorrenza difficilmente sostenibile per le poche boutique ancora aperte. Due verità possono convivere: l’arrivo del marchio irlandese sarà una festa per i più giovani, ma rischia anche di segnare un altro passo, forse il più duro, verso il tramonto del piccolo commercio di Cesenatico.