Fratelli d’Italia ha presentato una proposta di legge per contrastare il fondamentalismo religioso intervenendo su tre fronti: riconoscibilità dei volti, più tutele dai matrimoni forzati e trasparenza delle risorse destinate alla costruzione di nuove moschee.
Il testo vieta”indumenti, maschere o altri mezzi” che impediscano l’identificazione in luoghi pubblici, scuole, università, negozi e uffici, con sanzioni da 300 a 3.000 euro. Sul versante penale, alza le pene per l’induzione al matrimonio mediante inganno (fino a 7 anni) e punisce chi costringe altri a sposarsi — anche all’estero — con la reclusione da 4 a 10 anni, aggravata se la vittima è minorenne. Introduce inoltre due nuove fattispecie: il divieto di esami o “certificazioni” di verginità e l’estensione dell’istigazione all’odio su base religiosa, con possibilità per i prefetti di disporre chiusure temporanee dei luoghi di culto.
Centrale il capitolo sulle moschee: tracciabilità delle donazioni e compatibilità con gli strumenti urbanistici per evitare fondi contrari all’ordine pubblico. Il capogruppo FdI alla Camera, Galeazzo Bignami, rivendica la linea: “Abbiamo presentato una proposta di legge contro il fondamentalismo islamico, una proposta che noi riteniamo di assoluto buonsenso. Prevediamo cose basilari: che le persone — soprattutto le donne islamiche — non possano girare col volto interamente coperto; che chi vuole finanziare delle moschee lo faccia alla luce del sole e che siano realizzate nel rispetto delle norme urbanistiche; e che non possano essere celebrati matrimoni combinati, perché è un evidente abominio”. E replica alle accuse: “Ci dicono che siamo estremisti: secondo noi no. È solo buonsenso, perché chi viene in Italia deve rispettare le leggi, gli usi e i costumi della nostra storia nazionale”.
Dure le reazioni. L’imam Massimo Abdallah Cozzolino ricorda che la legge 152/1975 già vieta mezzi che rendono difficoltoso il riconoscimento “senza giustificato motivo”. Per Pierfrancesco Majorino (Pd) il testo è “un’arma di distrazione di massa”. La discussione in Parlamento misurerà ora il punto di equilibrio tra sicurezza e libertà religiosa.