Per secoli, a Cesenatico, la notte era davvero notte.
Quando il sole tramontava dietro la campagna e il porto si faceva silenzioso, le uniche luci erano quelle tremolanti delle lampade a petrolio, delle finestre delle case e delle lanterne che i pescatori portavano a bordo delle loro barche. Il Porto Canale progettato da Leonardo diventava una lunga striscia scura, attraversata solo dal riflesso della luna sull’acqua.
Poi, all’incirca fra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, arrivò una novità destinata a cambiare tutto: l’elettricità. In quegli anni molte città italiane iniziarono a dotarsi dei primi impianti elettrici e l’illuminazione pubblica si diffuse progressivamente anche nei centri più piccoli.
È facile immaginare la curiosità della gente. Forse la voce aveva iniziato a circolare già da settimane: “Mettono una luce che si accende da sola, senza petrolio e senza fiamma”. C’era chi non ci credeva, chi storceva il naso e chi, invece, aspettava quel momento come si aspetta uno spettacolo.
Poi arrivò la sera.
Qualcuno radunò i bambini in piazza, altri uscirono dalle osterie, i pescatori rimasero lungo la banchina con le mani ancora segnate dal sale. Bastò un gesto. Un interruttore. E all’improvviso il buio si ritirò.
Non una luce calda come quella delle lampade a olio, ma un chiarore bianco, quasi irreale, che illuminava le facciate delle case e faceva brillare l’acqua del porto come mai era accaduto prima.
Per molti dovette sembrare una magia.
Da quel momento le giornate sembrarono allungarsi. Le botteghe poterono restare aperte più a lungo, le passeggiate serali diventarono più sicure e il paese iniziò lentamente ad assumere il volto della modernità. L’elettricità non portava soltanto luce: portava fiducia nel futuro, progresso e la sensazione che anche un piccolo borgo di mare potesse entrare nel Novecento.
Oggi basta premere un interruttore e nessuno ci fa più caso. Ma quella prima lampadina accesa a Cesenatico, probabilmente oltre un secolo fa, dovette lasciare tutti con il naso all’insù. Perché quella sera non si illuminò soltanto una strada: si illuminò un’epoca.