7 Novembre, 2026 Cesenatico

“Quando l’amore diventa controllo”: nota del Comitato per la Sicurezza e il Degrado

“Siamo rimasti colpiti e amareggiati”. A parlare è Erika Brancolini, portavoce del Comitato per la Sicurezza e il Degrado di Cesenatico, che interviene sugli ultimi fatti di cronaca locale con una nota pubblica, in cui si sottolineano “due episodi che hanno scosso la comunità e che, pur apparentemente diversi, raccontano una stessa matrice”.

“Da una parte – si legge nel documento – c’è il caso che riguarda il sindaco di Cervia, Mattia Missiroli, indagato per ipotesi di maltrattamenti e lesioni nell’ambito del ‘codice rosso’: vale la presunzione d’innocenza e, lo ribadiamo anche adesso, nessuno può sostituirsi ai tribunali. Dall’altra, la vicenda di Villalta: secondo quanto riportato e denunciato, in un bar, in orario di chiusura, un uomo che non si sarebbe rassegnato alla fine di una relazione avrebbe aggredito – assieme al figlio – il nuovo compagno dell’ex partner, con una violenza tale da richiedere l’intervento del 118 e accertamenti per lesioni importanti; nel caos sarebbero rimaste coinvolte anche due donne presenti nel locale”.

Due episodi che non si sovrappongono, ma che – osserva il Comitato – richiamano un copione ricorrente: “Due storie, due vittime diverse (un uomo in un caso, una donna nell’altro), ma un copione che riconosciamo fin troppo bene: la cultura del possesso, l’idea tossica che una donna sia ‘cosa propria’, che non possa scegliere di chiudere, rifarsi una vita, ricostruire serenità”.

È in questo passaggio, sostiene Brancolini, che la violenza cambia forma e può allargarsi: “La violenza può colpire direttamente le donne, oppure ‘passare’ attraverso chi sta loro accanto, come messaggio di controllo e intimidazione. Il bersaglio diventa la libertà di scegliere: dove andare, con chi stare, come ricominciare”.

Da qui l’appello del Comitato a non ridurre il concetto di sicurezza al solo presidio del territorio. “Per noi – continua la portavoce – sicurezza e decoro restano temi centrali, ma oggi diciamo con la stessa forza che serve un impegno parallelo su cultura e prevenzione. Significa lavorare sulle radici: educazione emotiva, responsabilità nelle relazioni, percorsi nelle scuole, nello sport e nei luoghi di lavoro. E significa anche costruire una rete che protegga davvero chi denuncia e chi chiede aiuto, perché nessuno si senta solo nel momento più difficile”.

Il punto, conclude la nota, è rompere le scorciatoie narrative che finiscono per normalizzare ciò che non è accettabile: “La violenza non è mai ‘un raptus’: è spesso una mentalità, un modo di stare nelle relazioni fatto di controllo, gelosia e possesso. E quella mentalità si può – e si deve – cambiare, con strumenti concreti e con una presa di responsabilità collettiva. La comunità si difende anche così: riconoscendo i segnali, dando spazio a chi è vittima, punendo in modo esemplare i responsabili e lavorando, ogni giorno, affinché il rispetto non sia un’eccezione, ma la regola”.

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