22 Settembre, 2026 Cesenatico

Quando l’azzurro arrivava fino al mare: e tu te la ricordi la Cesenatico del volley? 

Il titolo mondiale del volley maschile (che fa il paio con quello femminile) è un buon pretesto per parlare degli anni d’oro della pallavolo di Cesenatico. Due ori che riaccendono la memoria e la portano a riva, qui, dove la pallavolo – una volta – era di casa. E allora, nel brusio felice dell’attualità, torniamo a quel racconto che inizia molto prima dei palazzetti gremiti.

Già durante la Seconda guerra mondiale, i ragazzi del posto osservavano le truppe dell’Est giocare sulla spiaggia: imitazione, curiosità, poi abitudine. Nei primi anni Quaranta nasce una sezione Volley dentro il Centro Tennis Cesenatico e compare il primo campo in cemento. È l’embrione di un gesto tecnico che diventerà cittadinanza: bagher, alzata, schiacciata, parole nuove che entrano nel lessico locale.

Negli anni Sessanta la scintilla diventa struttura: si costituisce la Pallavolo Cesenatico, società ambiziosa che brucia le tappe. Campionati vinti, salti di categoria, palestra piena. Nel 1974 ecco la Serie A: un approdo che cambia per sempre la percezione di una città abituata alle vele e al turismo. Sotto gli striscioni Denicotin e poi Edilmar, il club si affaccia sull’élite e ci resta il tempo sufficiente per scrivere pagine pesanti.

Sono gli anni dei capitani e dei maestri. Marco Negri guida, Giorgione Barbieri è totem, Cesare Zanolli e Claudio Gusella attaccano, Mauro Di Bernardo orchestra: qualità tecnica e personalità, alcuni di loro con l’azzurro della Nazionale sulle spalle. 

Il palazzetto ribolle, la domenica è rito. Nel 1976/77 arriva il Primo Trofeo Federale (la futura Coppa Italia): in finale cade il Gonzaga Milano e Cesenatico si prende il suo trofeo più luminoso. L’anno dopo, 1977/78, l’Edilmar centra il 5° posto in A1 con 11 vittorie e 11 sconfitte: un equilibrio maturo, da squadra “vera”, in mezzo ai colossi dell’epoca.

Poi la curva dell’economia si fa ripida: i costi crescono, il club sceglie categorie più sostenibili. Ma l’onda lunga non si spegne. Nel 2001 nasce il Volleyball Cesenatico: in cinque anni la scalata dalla Prima Divisione alla B2 è una corsa entusiasmante. Arriva una retrocessione, si cambia rotta e si punta sul settore giovanile. Nel 2010 la Coppa Emilia-Romagna sfugge solo al tie-break contro la corazzata Volley View Ravenna; nel 2011 la promozione in B2 si perde nella bella dopo essere stati avanti 2–0. Piccole ferite, grandi apprendimenti: dietro i risultati si consolida una scuola.

Dal 2012 il progetto si rinsalda: nasce VOLLEY CESENATICO, stessi ideali, energia nuova. La femminile sale in Serie D, dal 2018 la maschile gioca in Serie C, nel solco del consorzio Romagna in Volley. Nel 2020 arriva il gesto che fa la differenza: il club rinnova il PalaMadonnina, di cui è gestore, per tenerlo al passo coi tempi. Un impianto più accogliente, una casa più vera: perché la pallavolo, qui, è anche comunità.

Intanto, sull’arenile, la palla continua a vivere in un’altra forma: la Beach Arena ha fatto di Cesenatico una tappa naturale del beach volley nazionale. Un’altra via per lo stesso linguaggio: elevazione, timing, coraggio. E il nome della città torna a girare, tra tornei, finali e generazioni che si danno il cambio.

Se oggi celebriamo due ori mondiali, è perché esiste un tessuto che ha cresciuto la pallavolo negli anni. A Cesenatico quel tessuto è una linea continua: dalla spiaggia in guerra alla Serie A, dal Trofeo Federale alla palestra dei ragazzi, fino alla Serie C presente. È la prova che i cicli finiscono, ma le culture restano: qui la palla non è mai caduta davvero.

E domani? Domani è già nel PalaMadonnina: nei corsi pieni, negli staff che insegnano bene, nei bambini che imparano a saltare prima ancora di contare i punti. Con l’eco di Manila nelle orecchie e il mare a due passi, Cesenatico continua a rigiocare il suo side-out migliore: memoria, lavoro, futuro. Perché sì, noi ce la ricordiamo la Cesenatico del volley — e continuiamo a scriverla.

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