7 Novembre, 2026 Cesenatico

Quando Sala portava i big: il “Festival della Canzone Italiana” al Teatro Letizia

Ogni anno, quando si riaccendono le luci di Sanremo e la canzone italiana torna al centro della scena, a Cesenatico c’è una storia che merita di essere ricordata. Una storia che oggi conoscono in pochi, ma che a Sala – soprattutto tra chi c’era – è ancora viva come una fotografia: il Festival della Canzone Italiana che, negli anni Sessanta, trasformava per una sera una piccola frazione in un palcoscenico da grandi città.

Succedeva in autunno, intorno a ottobre, quando il turismo era lontano e Cesenatico non era ancora immersa nei flussi dell’estate. Eppure proprio in quel periodo, lontano dalle stagioni “di pienone”, Sala riusciva in un’impresa che oggi sembra incredibile: portare i grandi nomi della musica e dello spettacolo nazionale a esibirsi dal vivo, davanti al pubblico del paese.

Il cuore dell’evento era il teatro davanti alla chiesa: il Teatro Letizia di Sala. Un contenitore grande eppure familiare, e proprio per questo capace di rendere quelle serate memorabili. Per circa una decina d’anni quel palco ospitò un appuntamento che, per intensità e ospiti, era tutto fuorché “minore”.

A organizzarlo erano Maria Vitali – che a Sala tutti chiamavano affettuosamente Lella – in collaborazione con Edgardo Valentini, figlio dello storico macellaio di Sala. Due nomi che per chi ricorda quell’epoca non sono semplici riferimenti, ma il simbolo di una comunità che sapeva creare cultura, spettacolo, attesa. Lella, scomparsa nell’agosto del 2024, ha lasciato anche immagini che oggi valgono più di mille racconti: fotografie che testimoniano quanto quel festival fosse reale, concreto, e sorprendentemente “grande”.

Perché in quelle foto – e nella memoria di chi affollava il Teatro Letizia – compaiono artisti che hanno fatto la storia: Claudio Villa, i Ricchi e Poveri, Nilla Pizzi, Sandra Mondaini. Volti e voci che si erano già imposti o che avrebbero dominato la scena nazionale, spesso passando anche da Sanremo. E a Sala arrivavano per esibirsi dal vivo, senza filtri: canzoni, presenza scenica, applausi veri, in un contesto che oggi sembra appartenere a un’altra Italia.

È questo forse il punto più bello del racconto: l’idea che una frazione lontana dal centro, in un periodo lontano dalla stagione turistica, potesse diventare un piccolo faro nazionale della musica. Per qualche ora, per una serata, i riflettori della grande canzone italiana si spostavano davvero su Cesenatico. E chi era seduto in platea lo sapeva: stava vivendo qualcosa di speciale.

Oggi quel festival è quasi scomparso dalla memoria collettiva. Non se ne parla molto, non compare nei racconti “ufficiali”, non è rimasto come una tradizione continuativa. Ma gli anziani di Sala lo ricordano ancora benissimo: ricordano l’attesa, i nomi, l’emozione, il teatro pieno, l’atmosfera di festa che rendeva straordinario ciò che, sulla carta, sembrava impossibile.

E allora, mentre ci avviciniamo a Sanremo, vale la pena ricordare anche questo: che la storia della canzone italiana non è fatta solo di grandi palchi televisivi, ma anche di piccoli grandi teatri e di comunità capaci di sognare in grande. A Sala, negli anni Sessanta, quel sogno aveva un nome: il Festival della Canzone Italiana al Teatro Letizia.

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