Trent’anni fa due motopescherecci rientrarono con un enorme squalo volpe, richiamando in banchina pescatori e curiosi. La fotografia di quella mattina conserva ancora oggi il confine sottile tra cronaca di mare e leggenda
È una mattina limpida di fine Novecento sul porto canale di Cesenatico quando la voce comincia a correre: lo “Scappucc” e il “Bucaza” hanno preso “uno squalo enorme”. Nel giro di pochi minuti la banchina si riempie, i passi risuonano sulle pietre, qualcuno lascia il caffè a metà pur di non perdersi lo spettacolo. Le reti dei due motopesca, rientrati dopo una notte al largo, hanno trattenuto uno squalo volpe, un gigante arrivato dall’Adriatico fino al cuore del paese.
Nella foto di quel giorno il pesce domina la scena: corpo grigio acciaio, pancia chiara, occhio rivolto verso l’obiettivo. Sul tavolone di legno sembra quasi più lungo degli uomini che lo circondano, con la pinna dorsale alta e la coda che si allunga oltre la cornice. Attorno, i marinai del posto: in primo piano si riconoscono Grillo e Sapia, dietro di loro amici e curiosi accorsi a vedere da vicino un animale che da queste parti si incontra di rado.
Lo squalo volpe non è considerato tra le specie più pericolose per l’uomo: è un predatore timido, abituato a inseguire banchi di alici e sardine che stordisce con frustate di coda. Eppure la sua presenza a pochi centimetri dalle mani callose dei pescatori racconta la forza del mare. È grande, potente, armato di denti aguzzi: basta immaginarselo vivo, mentre nuota tra le onde dell’alba, per capire quanta prudenza serva quando si calano le reti.
Per la marineria di Cesenatico quella cattura fu un’eccezione. Non è consueto che uno squalo di queste dimensioni finisca impigliato alla “volante”, e proprio per questo la memoria del suo arrivo è rimasta sospesa tra cronaca e leggenda.
Sono passati quasi trent’anni, i dettagli si confondono, i racconti cambiano a seconda di chi li narra, come succede in porto, dove la fantasia spesso si intreccia con la realtà. Resta però l’immagine di un gruppo di uomini sorridenti, orgogliosi e un po’ stanchi, intorno a quel corpo lucido venuto dal largo.
Oggi quella fotografia è un piccolo pezzo di storia locale: ricorda quando le banchine erano il centro del paese, bastava la notizia di “uno squalo importante” per interrompere un lavoro, radunare gli amici, trasformare un rientro dalla pesca in un grande evento collettivo.
