22 Settembre, 2026 Cesenatico

Questionari “anti-prof di sinistra” nelle scuole: la denuncia di docenti e sindacati

Nelle ultime settimane, in vari istituti italiani, sono comparsi manifesti e volantini che pongono una domanda diretta agli studenti: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda politica durante le lezioni?”. Il materiale rimanda a un questionario online promosso da Azione Studentesca, movimento giovanile di estrema destra. 

Secondo diverse ricostruzioni, l’iniziativa non si sarebbe limitata a un singolo caso: segnalazioni analoghe arrivano da più città, con episodi citati tra Piemonte, Sicilia, Emilia Romagna e Toscana. In alcuni casi le scuole sono state richiamate esplicitamente nella campagna, alimentando ulteriori tensioni.

Il questionario chiede non solo se esista “propaganda”, ma anche come si manifesterebbe, in quale scuola e in quale città. Formalmente non viene richiesto il nome dei docenti, ma la presenza di risposte aperte rende possibile – secondo molti insegnanti – che le persone possano diventare riconoscibili indirettamente. È questo l’aspetto che ha fatto scattare l’allarme: più che il sondaggio in sé, la logica dell’operazione, percepita come una forma di controllo ideologico o di “schedatura” politica dentro un contesto, quello scolastico, tutelato dalla libertà di insegnamento.

Le reazioni sono state immediate. In alcune scuole i manifesti sono stati rimossi da dirigenti e docenti; in altri casi sono partite segnalazioni formali. Sul piano politico, il Partito Democratico ha definito l’iniziativa una “schedatura ideologica”, mentre Alleanza Verdi e Sinistra ha parlato di “liste di proscrizione” annunciando iniziative legali. Dall’altra parte, esponenti dell’area di destra hanno ridimensionato la vicenda sostenendo che il tema sarebbe l’esistenza di reali episodi di propaganda in classe, non il questionario.

Sul territorio, la presa di posizione più netta è arrivata anche da CGIL Forlì-Cesena, FLC CGIL e Rete degli Studenti Medi, che in un comunicato congiunto hanno parlato di “metodi intimidatori” e hanno invitato a difendere la scuola come luogo di confronto, cittadinanza e Costituzione, denunciando “il rischio di autocensura e deterioramento del clima educativo”.

Al momento, non risulta che il questionario o i volantini siano arrivati nelle scuole di Cesenatico, ma l’attenzione resta alta: il caso sta aprendo un dibattito nazionale su confine tra didattica e politica e sul rischio che la scuola diventi terreno di sorveglianza anziché di discussione.

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