Il Gip Federica Lipovscek del Tribunale di Ravenna ha disposto misure cautelari nei confronti di otto medici coinvolti nell’inchiesta sui cosiddetti certificati anti-rimpatrio.
Per tre indagati è stata decisa l’interdizione dalla professione medica per 10 mesi, mentre per gli altri cinque, tutti in servizio o già impiegati nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna, è stato stabilito il divieto, sempre per 10 mesi, di occuparsi dei certificati di idoneità ai Cpr, i centri di permanenza per i rimpatri. Una dottoressa, nel frattempo, è passata all’ospedale di Forlì.
La Procura, con i pm Daniele Barberini e Angela Scorza, aveva chiesto per tutti gli otto indagati un anno di interdizione dalla professione. Le accuse contestate sono di falso ideologico continuato e interruzione di pubblico servizio. Secondo gli inquirenti, i medici avrebbero attestato in modo preordinato false non idoneità alla detenzione amministrativa nei Cpr per cittadini stranieri irregolari, in larga parte fermati o arrestati dopo avere commesso reati.
L’indagine, avviata nel luglio 2025, si basa sulle verifiche della polizia, sulle informative di Sco e Squadra Mobile e su parte delle chat sequestrate durante la perquisizione informatica del 12 febbraio scorso.
La Procura ha evidenziato che, tra settembre 2024 e gennaio 2026, su 64 persone accompagnate in reparto a Ravenna, 34 erano state giudicate non idonee e 10 si erano rifiutate di sottoporsi alla visita. Dei 44 così tornati in libertà, 10 avrebbero poi commesso una ventina di reati.