22 Settembre, 2026 Cesenatico

Ravenna, inchiesta sui certificati “anti-rimpatrio”: una dottoressa indagata ha tentato il suicidio

Un intervento d’urgenza nella notte, la presenza dei sanitari del 118 e dei carabinieri, poi una comunicazione formale al pubblico ministero di turno: è l’episodio che riporta al centro dell’attenzione l’inchiesta sui cosiddetti certificati “anti-rimpatrio” all’ospedale di Ravenna. A essere soccorsa nella propria abitazione è una dottoressa finita sotto indagine nell’ambito delle verifiche sui documenti redatti dal reparto di Malattie Infettive.

Secondo quanto ricostruito negli atti dell’intervento, la professionista avrebbe tentato di togliersi la vita, collegando il proprio gesto allo stress e alle conseguenze dell’indagine. 

I militari, arrivati sul posto, avrebbero trovato già presenti gli operatori del 118. Non sarebbe la prima volta che la donna manifesta uno stato di grave sofferenza: dopo la perquisizione informatica eseguita dalla polizia il 12 febbraio, riferiscono le ricostruzioni, aveva già minacciato un gesto estremo contattando un collega, che in quell’occasione aveva allertato le forze dell’ordine.

Il caso si innesta in un fascicolo che riguarda otto camici bianchi per i quali la procura ha chiesto l’interdizione dalla professione per un anno. L’accusa ipotizzata è di falso ideologico continuato in relazione a certificazioni con cui, tra settembre 2024 e gennaio 2026, 34 persone irregolari sarebbero state dichiarate “non idonee al rimpatrio”. Per tre di quei casi, però, dagli atti emerge un passaggio giudicato anomalo: la Psichiatria avrebbe espresso un parere di “normalità”, mentre nei certificati finali sarebbero state descritte problematiche proprio di natura psichiatrica.

Gli inquirenti evidenziano inoltre che, nonostante tali indicazioni, non risulterebbe una presa in carico da parte dell’Ausl, elemento ritenuto significativo nel quadro complessivo. Il punto di massima tensione investigativa, per l’accusa, si colloca tra il 10 settembre 2025 e il 16 gennaio 2026: in quel periodo, nessuno degli irregolari sottoposti a visita avrebbe ottenuto l’idoneità. 

Nel fascicolo compaiono anche conversazioni tra dottoresse che, secondo l’ipotesi accusatoria, alluderebbero alla volontà di mantenere la valutazione all’interno del reparto.

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