Nel dibattito pubblico, sempre più acceso, che accompagna la campagna referendaria sulla Giustizia in vista del voto popolare del 22 e 23 marzo, torna centrale il tema del cosiddetto “giusto processo”, fondato sull’equilibrio tra accusa, difesa e giudice. Un principio sul quale continuano a confrontarsi giuristi, forze politiche e cittadini, anche alla luce della possibile riforma del sistema giudiziario.
Sul tema interviene Umberto Cestelli, membro del Direttivo comunale di Fratelli d’Italia a Cesenatico, che propone una riflessione sull’attuale funzionamento della giustizia in rapporto al principio di equilibrio tra le parti processuali.
“La bilancia è il simbolo dei contrappesi che dovrebbero garantire il perfetto equilibrio tra i due piatti — afferma Cestelli —: da una parte il pubblico ministero, cioè l’accusa, dall’altra l’avvocato dife
nsore. Al di sopra di entrambi deve esserci il giudice terzo, libero da qualsiasi influenza, chiamato a decidere in piena indipendenza da quale parte far pendere la bilancia. Questo, a mio avviso, dovrebbe essere il vero giusto processo: tre attori completamente indipendenti tra loro che, con rettitudine, integrità e preparazione, garantiscano giustizia a tutti i cittadini, senza distinzioni”.
Secondo Cestelli, però, il sistema oggi non risponde pienamente a questo modello. Nel suo intervento richiama infatti anche il tema dell’organizzazione interna della magistratura e delle relative carriere: “Attualmente le carriere non sono effettivamente separate; lo sono soltanto le funzioni, a partire dalla riforma Cartabia del 2022, che ha limitato la possibilità di passaggio a una sola volta nei primi dieci anni di carriera e con cambio di sede”.
“L’attualità dimostra che, troppo spesso, le carriere dei singoli magistrati risultano legate alle correnti che li sostengono all’interno del Consiglio Superiore della Magistratura — sottolinea —. In questo sistema si crea talvolta un intreccio di rapporti e dinamiche interne che finisce per avvicinare, anche se in modo non sempre visibile, i percorsi professionali dei pubblici ministeri e dei giudici”.
Per Cestelli, liberare il sistema da queste dinamiche rappresenta un passaggio fondamentale per recuperare la piena fiducia dei cittadini nelle istituzioni. “Dovrebbe essere l’obiettivo di ogni italiano che ha a cuore il proprio Paese e desidera uno Stato di diritto concreto, non soltanto proclamato”.
“La riforma Nordio rappresenta un necessario punto di partenza — aggiunge —. Se vogliamo davvero guardare avanti e garantire un futuro migliore ai nostri giovani, ai nostri figli e ai nostri nipoti, abbiamo il dovere di assumerci la responsabilità di cambiare ciò che nel tempo si è dimostrato imperfetto”.
Cestelli conclude ribadendo la propria posizione in vista del referendum: “Da italiano, ancor prima che da esponente politico, voterò convintamente Sì”.