A pochi giorni dal referendum sulla giustizia, la fotografia più seria e più prudente possibile è una sola: la partita è apertissima. Chi prova a raccontarla come una corsa già decisa rischia di farsi smentire dalle urne. Perché, al di là dei singoli sondaggi e delle oscillazioni tra un istituto e l’altro (mai così marcate), il dato davvero solido è soprattutto uno: l’esito dipenderà in larga misura dall’affluenza.
Il punto, infatti, non è soltanto quanti elettori siano orientati per il Sì o per il No in astratto, ma quali mondi politici riusciranno davvero a trasformare la preferenza potenziale in voto effettivo. Ed è qui che si gioca la “tripla”. Se la partecipazione sarà alta, il Sì appare tendenzialmente più competitivo. Se invece l’affluenza si fermerà su livelli modesti, aumentano le probabilità di un successo del No.
La ragione è anche politica. Storicamente, sui temi valoriali e identitari, la capacità di mobilitazione dell’elettorato di sinistra e del campo progressista si è spesso rivelata più intensa e più disciplinata. Al contrario, una parte dell’elettorato di destra, soprattutto su materie tecnico-istituzionali come la giustizia, ha mostrato in passato una risposta più tiepida, meno istintiva, meno militante.
Ma sarebbe un errore fermarsi qui. Perché questo referendum, nel corso delle settimane, ha progressivamente cambiato natura. Non è più percepito soltanto come un voto sul merito della riforma: sta assumendo sempre di più il profilo di un test politico sul governo. E questo elemento può modificare i comportamenti attesi. Se il centrodestra – che in questo paese conserva ancora stabilmente la maggioranza relativa – leggerà davvero la consultazione come una prova di forza, allora anche il suo elettorato potrebbe attivarsi molto più di quanto suggeriscano i precedenti storici.
Per questo, oggi, la previsione più corretta non è scegliere un vincitore, ma indicare la chiave della contesa: affluenza bassa, No favorito; affluenza alta, Sì più vicino al traguardo. In mezzo, c’è una fascia decisiva di elettori intermittenti che può ancora spostare tutto. Ed è proprio lì che si deciderà il referendum.