22 Settembre, 2026 Cesenatico

Ricoverato per un’ernia inguinale, 60enne di Cesenatico rischia la vita per una perforazione intestinale

È partito tutto da un paziente di Cesenatico, un sessantenne conosciuto negli ambienti turistici perché da anni lavora come factotum negli alberghi della zona. Doveva sottoporsi a un intervento di routine per un’ernia inguinale, ma nel giro di pochi giorni la sua vita è cambiata.
Durante l’operazione, qualcosa è andato storto: il paziente ha riportato una perforazione intestinale multipla, è finito in setticemia e ha dovuto affrontare un nuovo intervento urgente, seguito da settimane di ricovero e da un lungo periodo di convalescenza. Oggi non sembra più in pericolo di vita, ma porterà per sempre sul suo corpo i segni di quell’errore.  

Da quel caso, che sembrava isolato, è partita una catena di accertamenti che ha travolto l’intera Unità Operativa di Chirurgia generale d’urgenza dell’ospedale Bufalini di Cesena. L’Ausl Romagna ha avviato un’indagine interna e, in parallelo, la Procura della Repubblica ha disposto il sequestro delle cartelle cliniche relative al paziente e ad altri casi analoghi.

Secondo le prime informazioni, si tratterebbe di complicanze ritenute “anomale” per interventi di routine. Il sessantenne, assistito da un legale, ha sporto denuncia per sospetta colpa medica e, dopo l’intervento dei carabinieri in reparto, chiederà un risarcimento importante per i danni subiti, fisici e morali.

Nel frattempo, l’Ausl Romagna ha sospeso il primario dell’Unità Operativa della Chirurgia Generale d’Urgenza, il chirurgo Fausto Catena, avviando una verifica formale sulle procedure di gestione del rischio clinico e sull’eventuale mancata segnalazione di alcuni casi. La direzione sanitaria ha nominato un nuovo responsabile ad interim (il dottor Nicola Fabbri) e ribadito la linea del rigore: “Massima trasparenza e piena collaborazione con la magistratura”, ha dichiarato il direttore generale Tiziano Carradori.

Un episodio che ha scosso l’ambiente sanitario romagnolo e che, al di là delle responsabilità individuali, riaccende il tema della sicurezza nelle sale operatorie e della fiducia dei pazienti nei confronti del sistema pubblico.

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