Un inseguimento violentissimo, un agente investito, un furgone lanciato nel traffico cittadino, oltre un chilo di cocaina sequestrato, 35 grammi di hashish, un vano a scomparsa ricavato all’interno di un Fiat Doblò e soprattutto quasi mezzo milione di euro in contanti. Basterebbero già questi elementi per raccontare la gravità di quanto accaduto tra Rimini Sud e via Flaminia Conca. Ma l’episodio avvenuto ieri nel Riminese dice molto di più di una pur clamorosa operazione di polizia: dice che il narcotraffico albanese continua ad avere proporzioni gigantesche e una presenza ormai strutturale dentro il nostro territorio.
L’uomo arrestato, un trentenne albanese regolare in Italia, non era infatti il classico spacciatore improvvisato. I movimenti monitorati dalla Squadra Mobile, il rientro in provincia dopo gli spostamenti fuori territorio, il tentativo disperato di sottrarsi al controllo, il denaro nascosto, la droga custodita in casa e quel mezzo attrezzato con un vano occulto, raccontano piuttosto un livello superiore, organizzato, professionale. Numeri da narcotraffico, non da piccolo spaccio.
E c’è un altro punto che non può essere taciuto. Da mesi, da oltre un anno, le cronache restituiscono una sequenza impressionante di arresti di pusher albanesi, spesso incensurati, spesso trovati con quantitativi tutt’altro che trascurabili. Piccole formiche, certo, ma inserite dentro una filiera molto più ampia. Soggetti che conoscono bene la legislazione italiana e che, proprio in virtù dell’incensuratezza, riescono spesso a limitare le conseguenze immediate dell’arresto, venendo rimessi in libertà o accompagnati nel Paese d’origine, con la concreta possibilità di rientrare e ricominciare. È il segno di una normativa che sul fronte della droga continua a mostrarsi troppo debole, troppo permissiva, troppo distante dalla realtà.
Per questo l’operazione di Rimini merita un doppio giudizio. Da una parte, i complimenti alla Polizia di Stato per un’attività investigativa di alto livello, capace di seguire, fermare e bloccare un soggetto evidentemente pericoloso. Dall’altra, però, si accende una spia d’allarme enorme. Perché quel mezzo milione di euro non è una cifra ordinaria. È una somma impressionante, che lascia intuire un giro di cocaina vastissimo tra Riviera, entroterra e costa. Forse l’incasso di una settimana, forse di pochi giorni.
E allora la domanda è inevitabile: quante altre volte quel furgone ha viaggiato indisturbato sulla Statale Adriatica, carico di droga o denaro? Quante altre volte quella linea bianca che attraversa la Riviera romagnola ha continuato a distribuire morte, degrado e dipendenza, soprattutto tra i più giovani? L’arresto di Rimini è una buona notizia. Ma è anche la conferma che il fenomeno è enorme, radicato e tutt’altro che occasionale.
