È riemersa dal mare, al tramonto di inizio autunno, la notizia che nessuno avrebbe voluto leggere: al largo di Fano è stato recuperato il corpo di un uomo. L’identificazione formale non è ancora conclusa, ma tutto porta a pensare che si tratti di Ugo Coppola, 54 anni, sub di Pescara scomparso lo scorso 13 agosto durante un’immersione nei pressi del relitto del Paguro, davanti a Ravenna.
Fin da subito le ricerche si erano rivelate difficili: profondità importanti, struttura complessa del relitto, riserve d’aria limitate. Vigili del fuoco, Guardia di finanza e Guardia costiera avevano setacciato l’area per settimane, finché la speranza si era fatta più sottile della linea d’onda.
Il rinvenimento al largo di Fano racconta anche la potenza silenziosa dell’Adriatico. Calcolando la distanza tra la zona del Paguro e le acque marchigiane, il corpo avrebbe compiuto circa 95 chilometri in linea d’aria; una stima prudente che, considerando il punto di immersione offshore e il recupero non sotto costa, porta verosimilmente a superare i 100 chilometri effettivi di deriva, sospinto da correnti, venti e maree che in queste settimane hanno cambiato ritmo più volte. Un viaggio muto, lungo più di un mese, che restituisce oggi una possibile verità.
La Procura di Ravenna ha già aperto un fascicolo: due persone risultano indagate per la morte di Coppola. Un “atto dovuto” per chiarire ogni passaggio. Intanto gli inquirenti hanno posto sotto sequestro gli effetti personali che il sub aveva lasciato nell’albergo di Rimini da cui era partito per la sua ultima immersione.
Chi conosceva Ugo racconta un uomo generoso, intrecciato alla vita della sua comunità. Originario di Villalago (L’Aquila), viveva a Pescara con la madre, Sandra Puccini, 84 anni. Suonava l’organo nella parrocchia di San Luigi, era volontario con i Vigili del fuoco e con la Protezione civile, e coltivava il mare come si coltiva un amico: foto di fondali italiani e stranieri, appunti di correnti, appassionate discussioni di attrezzature e sicurezza.
Oggi resta il dolore composto della famiglia, degli amici e di chi, per settimane, ha sperato in un miracolo. Se le verifiche confermeranno che quel corpo è davvero il suo, troverà forse pace un enigma che ha tenuto sospesa una comunità intera. Al mare, invece, resterà l’eco di una passione forte quanto le correnti che l’hanno attraversato.