Roberto Ruffilli non è soltanto una vittima del terrorismo. È una delle figure più limpide della Repubblica, un intellettuale prestato alla politica che scelse di mettere il suo sapere al servizio delle istituzioni e che per questa scelta pagò con la vita.
Nato a Forlì nel 1937, docente universitario, studioso della storia e delle trasformazioni dello Stato, Ruffilli entrò in Senato nelle file della Democrazia Cristiana portando con sé un’idea alta e severa dell’impegno pubblico. Non cercava il potere come affermazione personale, ma come responsabilità verso i cittadini e come occasione per rendere la democrazia più solida, più trasparente, più vicina alle persone.
Il 16 aprile 1988 venne assassinato nella sua casa di Forlì dalle Brigate Rosse, che lo colpirono perché vedevano in lui un simbolo dello Stato democratico che volevano abbattere. Il suo omicidio fu un trauma nazionale.
Arrivava negli anni in cui l’Italia tentava di lasciarsi alle spalle la lunga stagione del sangue e dell’eversione, e proprio per questo assunse un significato ancora più drammatico: colpire Ruffilli significava colpire un servitore delle istituzioni che lavorava, con intelligenza e misura, per riformarle senza spezzarle, per correggerne i limiti senza delegittimarle.

Il suo sacrificio resta esemplare perché racconta una forma di coraggio non gridata. Ruffilli non fu un uomo di piazza o di propaganda, ma di pensiero, studio e mediazione. Credeva che la politica dovesse ascoltare, rappresentare, costruire. La sua lezione più profonda sta forse qui: nella convinzione che la democrazia non sia una macchina astratta, bensì un rapporto vivo tra istituzioni e cittadini. Per questo il suo nome è ancora oggi associato all’idea di una politica capace di dare voce alle persone, di interpretarne i bisogni e di tradurli in riforme giuste.
La sua eredità morale e civile non appartiene solo alla memoria di Forlì o alla storia della Democrazia Cristiana. Appartiene all’Italia intera. In tempi segnati da sfiducia, rancore e semplificazioni, Ruffilli ricorda che la buona politica richiede studio, sobrietà, competenza e senso del limite.
Per questo oggi, più che onorare una vittima del terrorismo, proviamo a raccogliere il suo testimone, quello di un’idea esigente della Repubblica, nella quale libertà e partecipazione si difendono ogni giorno con la forza delle idee, delle istituzioni e della coscienza democratica.