Se n’è andato a 84 anni Romano Pompei, e con lui un pezzo autentico della marineria di Cesenatico.
Figlio di una stirpe di armatori e “paroni di barche”, Romano incarnava quella sapienza antica che profuma di salsedine e di legno bagnato, ma sapeva guardare avanti con passo fermo. Presidente della Cooperativa Casa del Pescatore tra il 1987 e il 1994, fu voce ascoltata e bussola di equilibrio.
A fine anni Ottanta intuì ciò che molti temevano: che l’allevamento dei mitili in mare aperto non era un ostacolo alla pesca, ma un’altra via per darle futuro. Dalla prima installazione della Copralmo in poi, gli impianti sono cresciuti, e con loro un’economia nuova, posti di lavoro per giovani e pescatori, un orizzonte più largo per la comunità.
Romano non predicava soltanto: guidava, spiegava, metteva le mani sulle cose. Dall’introduzione del radar alle strumentazioni elettroniche e satellitari, portò sulle barche strumenti che cambiavano il mestiere senza snaturarlo.
Capobarca capace – dal suo primo comando sull’“Ad Novas”, nel 1965 – Pompei aveva il dono raro di trasformare la pratica quotidiana in racconto e memoria. A 79 anni pubblicò “Vi racconto Maccalé e Bafiet – un uomo, una marineria, un paese”, due libri che sono anche un atto d’amore: per il nonno Marcello, per il padre Augusto, per una comunità che dal mare ha preso il pane e il carattere. Li presentò al Museo della Marineria come si presentano i figli: con pudore e orgoglio.
Oggi Cesenatico perde un riferimento, uno di quelli che non alza la voce ma la fa contare. Restano il suo esempio, la dignità nel lavoro, la capacità di vedere il possibile quando tutto sembra già deciso. Restano le parole sobrie, il passo misurato sul molo, la mano che saluta chi rientra all’alba. E restano i figli — Alessandro, Andrea e Fabio — a cui va l’abbraccio della città intera.
Il mare ha le sue leggi: prende e restituisce. Romano ha restituito al mare rispetto e intelligenza. Per questo la sua scia, oggi, non si cancella.