Negli anni ’50 la spiaggia non era solo mare e pedalò: era anche ambulatorio, o almeno così si reclamizzava. In molte località romagnole, Cesenatico compresa, la “sabbiatura” era considerata un plus per il bagnante modello: ti sdraiavi, qualcuno ti copriva con sabbia calda come una lasagna appena sfornata e via… dolori, malanni e malinconie dovevano sciogliersi per osmosi.
Era un servizio quasi dato per scontato, un trattamento da villeggiatura che piaceva moltissimo, soprattutto ai turisti tedeschi: disciplinati, tenaci, pronti a farsi interrare come formaggi di fossa.
Il punto è che, con i dettami della medicina moderna, sappiamo che quelle sedute erano più moda che terapia, più usanza e credulità popolare che scienza.
È vero: il calore può dare un sollievo temporaneo. Come una borsa dell’acqua calda, infatti, la sabbia riscaldata dal sole rilassa i muscoli, attenua la rigidità e fa sentire “meglio” per un po’. Ma da qui a trasformarla in cura per reumatismi, raffreddori o “circolazione pigra” ce ne passa: l’effetto è aspecifico e non tratta la causa del problema. Insomma, funzionava soprattutto perché funzionava la vacanza.
E i rischi? Oggi li conosciamo bene e sono meno pittoreschi. La sabbia isola: trattiene calore, impedisce al corpo di disperderlo e può favorire surriscaldamento e disidratazione. In piena estate, con sole alto, la “terapia” rischia di diventare una prova di cottura: colpo di calore, pressione ballerina, tachicardia. E poi ci sono loro, gli UV: allora erano il timbro di qualità dell’abbronzatura, oggi sappiamo che aumentano il rischio di danni cutanei, invecchiamento precoce e tumori della pelle. Altro che “salutare come il mare”!
La morale è semplice: le sabbiature raccontano un’epoca in cui il benessere passava anche dai riti collettivi. Erano folklore, scenografia balneare, fiducia nel “si è sempre fatto così”. Se serve calore a scopo terapeutico, oggi esistono termoterapie controllate, fisioterapia, percorsi termali seri. La sabbia – oggi possiamo dirlo – resta meravigliosa, ma per costruire castelli, non per curare i reumatismi.
Con tante scuse alle migliaia di turisti tedeschi finiti ustionati.