I saldi invernali non servono assolutamente a nulla. Anzi: servono a una cosa sola, cinica e crudele: dare l’ennesima mazzata alla sostenibilità delle attività commerciali. Perché il negoziante, di fatto, viene costretto a vendere la merce a un prezzo di poco superiore a quello di acquisto. Tradotto: lavori, rischi, anticipi, paghi vetrine, personale, utenze, e poi ti dicono che per “fare cassa” devi svendere. Geniale.
E ogni anno, puntuale come l’influenza, arriva il bollettino delle associazioni di categoria: proiezioni trionfali, percentuali miracolose, entusiasmo da stadio. Peccato che, guarda caso, di certe “ricerche” venga pubblicata solo la cifra finale. Non lo studio, non il metodo, non il campione, non i margini reali. Solo lo slogan: “Ogni italiano spenderà 145 euro”. Una narrazione comoda, quasi comica, se non fosse tragica. Perché racconta i saldi come sostegno alle imprese, quando nella realtà sono il contrario: un obbligo psicologico e commerciale a tagliare il prezzo prima ancora di aver finito la stagione.
Il saldo avrebbe un senso dopo una stagione di vendite, come una volta: svuotare i magazzini, fare spazio alla nuova collezione. Oggi no. Oggi il mercato è in promozione permanente. Tra Black Friday, “sottocosto”, offerte dei supermercati, centri commerciali, coupon, cashback e soprattutto l’online, le promozioni ci sono sempre. Quindi di cosa parliamo? Di saldi che non creano nessuna eccezionalità, nessun evento, nessun vantaggio strutturale. Solo un’ulteriore compressione dei margini, un altro giro di vite.
E nel frattempo la realtà fuori dalle statistiche è lì, spietata. A Cesenatico le imprese continuano a chiudere. È sparita anche la gioielleria Rossetti. Nel centro, all’altezza della sala giochi “Il Dollaro”, la skyline delle insegne è spenta: la gelateria lavora solo d’estate, la gioielleria ha chiuso, il negozio di abbigliamento ha chiuso, l’angolo tra Viale Roma e Viale Carducci – quello dell’abbigliamento sportivo – ha chiuso. La sala giochi apre solo d’estate. Questa è la fotografia, non la “proiezione”.
Per molti, il saldo non è più un’opportunità: è un tentativo disperato di fare liquidità per pagare contributi, IVA, bollette e, per chi è in affitto, magari anche l’arretrato. Altro che rilancio: è una flebo. E pure corta.
I saldi non salvano i negozi: al massimo prolungano l’agonia di attività già destinate a spegnersi, mentre qualcuno brinda su una percentuale buttata lì. Una farsa, appunto. Con le serrande come applauso finale.