C’è una cosa che fa più male di una sconfitta: la retorica vuota. Ad Arezzo, la “Salita Marco Pantani” inaugurata il 23 marzo 2019 con mamma Tonina e il sindaco Alessandro Ghinelli, celebrata come primo passo per la valorizzazione dell’area, è finita in una caricatura.
La targa che dovrebbe custodire il nome del Pirata giace nel fosso, tra rami secchi ed erbacce; poco sotto, in zona Peneto, fanno mostra detriti e manufatti in cemento-amianto. Altro che memoria e ambiente: qui sembra la valorizzazione della discarica a cielo aperto.
Non è così che si custodisce l’immagine di Marco Pantani. Non così si onora una storia che da Cesenatico ha parlato al mondo. Chi ha messo la firma su quella narrazione scintillante – e su sei anni di manutenzione mancata – oggi faccia ammenda e risarcisca la memoria nell’unico modo possibile: ripristino immediato della targa, bonifica certificata dei rifiuti, sfalcio e controlli periodici con report pubblico. E scuse, perché la memoria non è un nastro da tagliare, è un impegno da mantenere.