Negli ultimi tempi i servizi cimiteriali del Comune di Cesenatico si sono trovati davanti a una situazione delicata e, per certi versi, anche imbarazzante: all’apertura di alcuni loculi, dopo quarant’anni dalla sepoltura, i cadaveri non erano ancora completamente scheletrizzati. Un problema concreto, che ha spinto l’amministrazione a mettere mano al regolamento di polizia mortuaria e ad allungare la durata delle concessioni cimiteriali.
La decisione è stata presa dal Consiglio comunale che, sul finire dello scorso anno, ha approvato una serie di modifiche al regolamento vigente. Tra queste, la più rilevante riguarda proprio la durata delle concessioni: il periodo ordinario passa da 40 a 50 anni. Cambiano anche i rinnovi, che potranno essere di 10, 20 o 30 anni, superando il vecchio sistema che consentiva solo rinnovi di 5 anni, ripetibili al massimo due volte.
La motivazione indicata nella delibera è chiara: il termine di 40 anni “risulta insufficiente per la completa scheletrizzazione dei defunti”. Dietro questa formula tecnica c’è un dato molto pratico. In teoria, quando una salma viene sepolta in terra, il processo di decomposizione può completarsi in tempi relativamente più brevi, spesso nell’arco di 10 o 15 anni, a seconda delle condizioni ambientali. Diverso è invece il caso della tumulazione nei loculi.
Nei loculi, infatti, il corpo è chiuso dentro una bara inserita in una struttura muraria. Ed è proprio qui che i tempi possono allungarsi in modo significativo. Le casse moderne, costruite con materiali e sistemi di chiusura sempre più efficaci, tendono a isolare molto bene l’interno. In altre parole, sono quasi ermetiche. Questo limita il ricambio d’aria e rallenta i processi naturali di decomposizione. Il risultato è che, anche dopo decenni, il corpo può non aver completato il processo di scheletrizzazione.
È una realtà poco conosciuta dal grande pubblico, ma ben nota a chi lavora nei cimiteri. E spiega perché alcuni Comuni stiano rivedendo durate e procedure. Nel caso di Cesenatico, la modifica nasce dunque da un’esigenza gestionale concreta: evitare che alla scadenza della concessione ci si trovi davanti a salme non ancora completamente mineralizzate, con tutte le difficoltà tecniche, igieniche e organizzative che questo comporta.
La scelta del Comune non cambia solo i tempi, ma prova anche a rendere più realistico il regolamento rispetto a ciò che accade davvero nei cimiteri. Non si tratta, quindi, di una semplice formalità burocratica, ma di un adeguamento alle condizioni effettive delle sepolture moderne. Se in passato i 40 anni potevano sembrare un termine congruo, oggi, almeno in diversi casi di tumulazione, non lo sono più.