22 Settembre, 2026 Cesenatico

Salvini estrae dal cilindro il coniglio per sbloccare il dossier balneari

Alla fiera InOut di Rimini, Matteo Salvini ha messo sul tavolo la carta che non ti aspetti: non un ennesimo aggiustamento del decreto sugli indennizzi ai balneari, ma la modifica dell’articolo 49 del Codice della navigazione, il cuore dell’“incameramento” delle strutture non amovibili alla scadenza delle concessioni. In pratica, la norma che fa diventare lo Stato proprietario — a titolo gratuito — delle opere realizzate sugli arenili. 

È proprio su questo meccanismo che si sono appoggiati giudici amministrativi e Commissione europea per contestare il perimetro degli indennizzi, soprattutto quando comprendono il valore d’impresa.

La mossa di Salvini è insieme politica e tecnica. Politica, perché raccoglie l’appello di una filiera che da anni chiede certezze e riconoscimento degli investimenti; tecnica, perché punta a disinnescare l’arma regolatoria che ha inceppato il decreto, portando il confronto con Bruxelles su un terreno più coerente con i principi concorrenziali europei. “Entro fine anno” l’obiettivo è intervenire non solo sull’art. 49, ma su più articoli del Codice del 1942, aggiornando un impianto nato in un’altra epoca.

Il settore ha applaudito. SIB-Confcommercio e Fiba-Confesercenti parlano di scelta “di buon senso”, capace di restituire equilibrio tra interesse pubblico e privato. Dalle istituzioni locali è arrivato l’invito ad accompagnare la riforma con strumenti operativi — un bando-tipo, criteri chiari per evitare contenziosi — e con una linea unitaria del governo sul capitolo gare: tema che resta sullo sfondo, ma che la revisione dell’incameramento può finalmente riportare dentro un quadro meno ostile. 

Il colpo di genio sta qui: togliere dal tavolo l’anomalia giuridica che alimenta l’attrito con l’UE e, al tempo stesso, creare lo spazio per un sistema di indennizzo trasparente, ancorato a parametri verificabili (beni, investimenti, avviamento) senza scorciatoie né rendite. 

Nessuno pensa che Bruxelles deporrà le armi da un giorno all’altro: il rischio di un passaggio in Corte di giustizia rimane. Ma una riforma “chirurgica” del Codice costringerebbe il confronto a misurarsi sui numeri e non sulle eccezioni formali, rendendo più difendibile la tutela degli investimenti e più ordinato l’accesso alle nuove concessioni.

Se l’operazione riuscirà, entro la fine dell’anno il dossier balneari potrà passare dalla spirale dei ricorsi a una stagione di regole stabili. E allora sì che l’uscita dall’impasse non sarà solo uno slogan, ma un cambio di paradigma atteso da quindici anni.

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