22 Settembre, 2026 Cesenatico

San Marino riconosce la Palestina e Santa Sofia pensa al gemellaggio con Gaza

In Romagna soffia un vento di iniziative che coniuga sensibilizzazione pubblica e prese di posizione istituzionali sulla crisi israelo-palestinese. Nel giro di poche ore due segnali forti sono arrivati da realtà diverse ma contigue: la Repubblica di San Marino e il Comune di Santa Sofia. Due azioni distinte accomunate dall’intento di affermare, con strumenti differenti, la tutela dei civili e la prospettiva di una pace giusta e duratura.

Sul Titano, il Congresso di Stato ha deliberato il riconoscimento dello Stato di Palestina “entro i confini internazionalmente riconosciuti e nel rispetto delle risoluzioni ONU”. Un passaggio politico che il Segretario di Stato agli Esteri Luca Beccari porterà all’attenzione della 80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. San Marino inquadra il gesto nella propria dottrina di “neutralità attiva”: non equidistanza indifferente, ma partecipazione responsabile, con l’obiettivo dichiarato di rafforzare la prospettiva dei due Stati e di contribuire a riaprire il varco della diplomazia.

A Santa Sofia, nell’Appennino forlivese, il Consiglio comunale ha approvato all’unanimità una mozione che chiede un cessate il fuoco permanente a Gaza, l’accesso degli aiuti umanitari, la fine della violenza nei territori occupati e il riconoscimento dello Stato di Palestina. La sindaca Ilaria Marianini e la Giunta annunciano un impegno multilivello: pressione sul Governo italiano e sulla Farnesina, valutazione di un gemellaggio con una città di Cisgiordania o Gaza e sul piano pratico – l’avvio di verifiche per bloccare l’acquisto di farmaci di provenienza israeliana nella farmacia comunale.

Il tessuto associativo locale si muove in sintonia: ANPI e ARCI stanno lavorando a fiaccolate e serate commemorative; si ricordano l’adesione alla campagna R1PUD1A! di Emergency, eventi pubblici e la tappa della Local March for Gaza. È un mosaico di iniziative che rimette al centro la cittadinanza attiva, la memoria civile e la responsabilità delle istituzioni.

Questi segnali, se letti insieme, raccontano una Romagna che non osserva da lontano, ma prova a incidere: il micro agisce sul macro, dalla scelta di un capitolato d’appalto alla dichiarazione in sede ONU. Un laboratorio civico che interroga anche le altre amministrazioni del territorio.

Ed è qui che si apre la domanda: Cesenatico – città di porto, turismo e associazionismo vivace – sta immaginando un percorso simile? Un ordine del giorno unitario, una piattaforma di educazione alla pace, un calendario di iniziative pubbliche possono diventare strumenti per tenere alta l’attenzione e dare voce a una comunità che chiede il rispetto del diritto umanitario e la tutela dei civili. Il dibattito può partire subito: la scia tracciata dal Titano e da Santa Sofia offre una traccia concreta. Ora tocca alla costa?

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