22 Settembre, 2026 Cesenatico

Sanità emiliano-romagnola, mito da ridimensionare: solo due ospedali nella classifica mondiale

Per decenni la sanità emiliano-romagnola è stata raccontata come un esempio di efficienza, qualità e organizzazione. Ma se si guarda ai dati della nuova classifica mondiale degli ospedali per specialità, stilata da Newsweek insieme alla società di ricerca Statista, emergono ombre che ridimensionano questa narrazione.

A livello globale, l’Italia può festeggiare: 41 ospedali tricolore compaiono nel ranking, piazzando il nostro Paese davanti alla Spagna (28 strutture), anche se dietro a giganti come Francia (66), Germania (59) e Regno Unito (53). Ma lo squilibrio territoriale è evidente: la Lombardia domina con 16 ospedali (in gran parte a Milano), seguita dal Lazio con 8 (tutti a Roma) e dal Piemonte con 4. Emilia-Romagna? Solo due presenze.

Si tratta dell’ospedale Sant’Orsola Malpighi, citato tra i migliori al mondo in cardiochirurgia e pneumologia, e dell’Istituto ortopedico Rizzoli, al top in ortopedia (11° posto globale). Una performance importante per le due strutture bolognesi, ma decisamente modesta se si guarda al quadro complessivo: Veneto e Toscana, ad esempio, contano 3 ospedali ciascuna, mentre persino la Campania – spesso al centro delle cronache per criticità – riesce a piazzarne due, entrambi a Napoli.

Questo dato dovrebbe far riflettere. Se la sanità emiliano-romagnola fosse davvero un’eccellenza assoluta ci si aspetterebbe una rappresentanza più ampia in una classifica che valuta ben 12 specialità mediche, dai tumori alla cardiologia, dalla neurologia alla pediatria. E invece il peso della regione resta marginale, confinato a Bologna e senza alcuna presenza né in Romagna né nelle province periferiche.

La metodologia della classifica – basata sui giudizi di migliaia di professionisti medici a livello internazionale, sui dati di accreditamento e sulle certificazioni – restituisce un’immagine che va oltre la retorica locale. Non bastano gli slogan: a livello mondiale, le eccellenze si misurano sulla capacità di attrarre pazienti, innovare nella ricerca, garantire risultati clinici di altissimo livello. E in questo confronto, l’Emilia-Romagna arranca.

Naturalmente, ciò non significa che la sanità regionale non funzioni o non garantisca buoni standard di assistenza quotidiana. Ma il punto è un altro: parlare di “eccellenza” dovrebbe significare collocarsi stabilmente tra i primi al mondo, cosa che, dati alla mano, non accade. Al contrario, i riflettori restano puntati soprattutto su Milano e Roma, capitali italiane della medicina di punta.

Il messaggio che arriva dal ranking di Newsweek è chiaro: per non restare schiacciata dal confronto con Lombardia e Lazio, l’Emilia-Romagna deve investire di più sulla ricerca, sull’internazionalizzazione e sul rafforzamento dei poli sanitari oltre Bologna. Solo così potrà tornare a essere davvero competitiva in un panorama che non perdona autocompiacimenti.

Per ora, il mito della “sanità emiliano-romagnola eccellenza assoluta” sembra scricchiolare. E sono i numeri, più delle parole, a raccontare una realtà diversa.

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