“Un sistema sanitario pubblico sotto pressione crescente, che rischia di non reggere senza interventi profondi”. È l’allarme lanciato da Michele de Pascale durante un convegno organizzato dalla Cgil a Bologna, dedicato al futuro della sanità pubblica.
Secondo il presidente della Regione Emilia-Romagna, la situazione è “drammatica” e richiede scelte immediate e strutturali. Il rischio, ha sottolineato, è quello di essere ricordati “come la generazione che ha fatto un passo indietro rispetto ai principi della Legge 833 del 1978”, che ha istituito il Servizio sanitario nazionale su basi universalistiche.
Due, in particolare, le priorità indicate. La prima riguarda il finanziamento: per garantire la sostenibilità del sistema, de Pascale propone “di portare la spesa sanitaria al 7,5% del Pil”. La seconda è una riforma delle professioni sanitarie, a partire da stipendi e percorsi di carriera. “Pensare che lo stipendio di un infermiere sia adeguato è una vergogna”, ha affermato, denunciando anche la crescente fuga di personale verso l’estero.
Tra i nodi critici, anche il tema della non autosufficienza, definito un “gigantesco extra-Lea”, cioè un ambito in gran parte non coperto adeguatamente dal sistema pubblico. Senza interventi, ha avvertito, “aumenteranno sia le persone costrette a rinunciare alle cure sia quelle che ricorrono a soluzioni assicurative private”.
Il messaggio è chiaro: anche in una delle regioni più solide del Paese, “la casa sta crollando”. Per questo, ha concluso de Pascale, serve “non solo una battaglia politica per difendere la sanità pubblica”, ma anche “una riorganizzazione capace di produrre il massimo impatto sulla salute dei cittadini, coinvolgendo direttamente le comunità locali”.