Sono 72 i posti di assistenza primaria messi a bando nelle aree di Cesena, Valle Savio e Rubicone, tra medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e medici di continuità assistenziale, le ex guardie mediche. Un numero che, letto così, restituisce l’immagine di una sanità territoriale in forte sofferenza. E in effetti il quadro generale conferma una difficoltà diffusa: 140 incarichi vacanti in tutta la provincia e oltre 300 nell’intera Ausl Romagna.
Dentro questo scenario, però, spicca soprattutto il caso di Cesenatico, dove risultano 11 posti a bando, il dato più alto dell’area presa in esame. Un numero che da solo fotografa la fatica di un territorio importante, alle prese con la necessità di rafforzare in modo strutturale la medicina di prossimità.
L’Ausl Romagna invita tuttavia a leggere questi dati con prudenza. Non si tratterebbe infatti di una scopertura assistenziale in senso stretto, perché quei ruoli sono al momento coperti da medici a tempo determinato. Il problema è un altro: il nuovo accordo sulla medicina generale ha riorganizzato il settore, ridefinendo l’assetto dell’assistenza primaria nei turni diurni, festivi e notturni e aumentando le ore necessarie per garantire un servizio ottimale.
I posti vacanti, dunque, rappresentano un fabbisogno considerato ideale, costruito su parametri che prevedono medici con circa mille assistiti e sei ore di disponibilità. Nella realtà, però, molti professionisti arrivano a seguire anche 1600 o 1800 pazienti. Una condizione che consente di mantenere aperta la rete assistenziale, ma rende più complesso assicurare continuità e presa in carico capillare.
A pesare è anche la carenza di medici già in possesso dei titoli necessari per assumere incarichi a tempo indeterminato. Per questo, più che una fuga dalla professione, il nodo sembra essere quello del ricambio e della formazione. Intanto, a Cesenatico, quel numero 11 resta il segnale più evidente di una domanda di sanità territoriale che chiede risposte stabili.