Nel suo linguaggio diretto, Maurizio Sarri accende un ponte tra salite e rettangoli verdi. “I ciclisti hanno più coraggio dei calciatori”, premette, prima di distribuire abbinamenti che raccontano stili e mentalità. Bernard Hinault è “bello tosto”, un professionista granitico: per Sarri il suo corrispettivo è Toni Kroos, affidabilità senza sbavature. Con Fausto Coppi si entra nel territorio dei fuoriclasse: finezza, quasi arte — come Zinedine Zidane, regista dell’eleganza. A dominare per quantità e voracità c’è Eddy Merckx, capace di vincere “30-40 corse l’anno”: nel calcio è Gerd Müller, il panzer del gol.
Tra i contemporanei, Remco Evenepoel è talento gigantesco “forse non ancora del tutto espresso”: Sarri lo avvicina a Riccardo Saponara, potenziale e lampi. Vincenzo Nibali diventa Marco Tardelli: magari non il più veloce, ma totale, affidabile, decisivo nel momento che conta.
L’accostamento più emotivo, però, è per Marco Pantani: “fuoriclasse assoluto”, come Diego Armando Maradona, genio capace di ribaltare le regole e gli avversari. Su Tadej Pogačar, chiosa il tecnico: “Che sia sloveno o italiano mi cambia poco: lo ammiro e mi diverte lo stesso”.
