21 Settembre, 2026 Cesenatico

Schlein allarga il fronte interno col “sì” di Bonaccini, ma resta il nodo Conte

La “fotografia” dell’assemblea Pd è chiara: Elly Schlein esce più forte e con una maggioranza allargata, ma con un’incognita grande quanto Giuseppe Conte. La relazione della segretaria viene approvata con 225 sì, nessun contrario e 36 astenuti, questi ultimi concentrati tra i riformisti che fanno capo a Lorenzo Guerini, Giorgio Gori e Graziano Delrio.

La novità politica è l’ingresso in maggioranza dell’area di Stefano Bonaccini, fino a ieri minoranza organizzata. Dal palco, il coordinatore bonacciniano Alessandro Alfieri mette l’accento sulla necessità di lasciare da parte le ambizioni personali per costruire un partito unito capace di “mandare a casa la destra”.

Schlein, dal canto suo, traccia la linea: sostegno pieno all’Ucraina “senza se e senza ma”, europeismo spinto (“l’Europa o diventa più integrata e federale o resterà ai margini”), critica alla manovra del governo “senza misure per la crescita” e promessa che il Pd resterà un partito plurale, in cui tutte le sensibilità avranno voce. A simbolo di questa pluralità annuncia la tessera 2026 dedicata a Tina Anselmi.

I riformisti doc scelgono l’astensione, non lo scontro frontale. Chiedono più attenzione a impresa, manifattura, Nord produttivo e difesa delle liberaldemocrazie, proponendo un Pd che si candidi a essere insieme “partito della crescita e della redistribuzione”. È un dissenso marcato ma non distruttivo, che lascia aperto il canale di dialogo.

Sul fronte esterno, però, il quadro è meno pacificato. Il Nazareno manda un messaggio esplicito a Conte: o si riconosce che il candidato premier è il leader del partito maggiore, cioè Schlein, oppure si va a primarie di coalizione. Nessuna disponibilità a un “terzo nome” calato dall’alto come possibile figura di sintesi.

La prima tappa della nuova fase sarà la campagna di ascolto nel Paese per costruire il programma di governo, intrecciata con l’impegno per il No al referendum sulla giustizia e alla riforma Nordio sulla separazione delle carriere, vista come una mossa distrattiva rispetto a lavoro povero, sanità, caro vita ed energia.

Infine, l’affondo contro Giorgia Meloni: la segretaria accusa il governo di occuparsi di premierato e legge elettorale mentre “il frigo degli italiani è sempre più vuoto”. Il messaggio è chiaro: Schlein prova a blindare la propria leadership interna spostando la contesa politica sul terreno sociale. Ma il vero test, per lei e per il Pd, sarà la capacità di tenere insieme campo largo e ambizioni di Palazzo Chigi davanti a un alleato-competitor come Conte.

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