La natura del Premio Moretti obbliga a un metro di giudizio rigoroso: l’oggetto non è il “tema del giorno”, ma la qualità filologica e la tenuta critica, la capacità di illuminare i testi nel loro contesto e di restituirli a lettori e studiosi. In questo quadro le tre opere finaliste compongono un trittico esemplare.
Con Francesco Bonelli, la Scapigliatura esce dall’oleografia e rientra nella storia: I “Refrattari” di Milano ricostruisce il nesso tra letteratura, giornali e politica, mostrando come la militanza tipografica e il laboratorio delle testate co-formino poetiche e narrazioni. Il merito è duplice: da un lato l’allargamento del canone (Bizzoni, Tronconi), dall’altro l’analisi delle parole-chiave del movimento (antimilitarismo, questione femminile) come dispositivi retorici e sociali. Il lavoro d’archivio, la filiera delle fonti e la messa in prospettiva rendono il libro un tassello solido di storia letteraria “con i piedi per terra”.
Con Maicol Cutrì, la filologia è nel suo habitat naturale: l’edizione commentata del Cannocchiale aristotelico di Emanuele Tesauro affronta una “macchina” barocca di metafore e precettistica, vertice del Seicento italiano e crocevia europeo. Il valore qui è soprattutto metodologico: costituzione del testo su basi sicure, apparato sobrio ma denso, contestualizzazione che parla all’oggi senza piegare il passato. Cutrì non si limita a “spolverare” un classico: ne mostra la logica combinatoria, il funzionamento della metafora come strumento conoscitivo e l’impatto sulle poetiche moderne. È un contributo che rafforza gli strumenti della comunità degli studiosi, cioè il cuore della missione Moretti.
Con Giulio Carlo Pantalei, infine, la critica si apre a un terreno spesso trascurato dalla tradizione accademica: Una lingua per cantare indaga il patto fra scrittori del secondo Novecento (da Calvino a Pasolini, da Moravia a Eco) e musica leggera. Il pregio è nel disinnescare il pregiudizio gerarchico: la canzone diventa laboratorio di poetica, luogo di circolazione di idee e forme. Pantalei intreccia strumenti di analisi letteraria e competenza musicale, restituendo un ecosistema culturale in cui “alto” e “pop” dialogano e si trasformano a vicenda. È un libro che allarga il campo, parla a lettori diversi e mostra quanto la critica possa essere civica, non solo specialistica.
Chi vince? Se si guarda all’identità del Premio – filologia e critica in senso stretto, con impatto sulla trasmissione dei testi – la nostra previsione pende verso Maicol Cutrì: l’edizione di Tesauro unisce rigore, utilità scientifica e durabilità, e mette un classico difficile a disposizione di studiosi e nuovi lettori. Preferenza personale con sfumatura: per “visione” e ponte con la cultura di massa, il libro di Pantalei meriterebbe una menzione speciale; per profondità storica e lavoro d’archivio, Bonelli consolida la nostra mappa della modernità italiana. Ma, stringendo i criteri filologici del Moretti, Cutrì ha oggi l’argomento più forte.