7 Novembre, 2026 Cesenatico

Scuole aperte dal 31 agosto, dopo le categorie turistiche anche i sindaci bocciano il piano della Regione

Dopo le critiche arrivate nelle scorse settimane dalle categorie turistiche, preoccupate per l’impatto sul comparto delle vacanze di fine estate, il progetto della Regione Emilia-Romagna di aprire le scuole già dal 31 agosto incassa un nuovo e significativo stop: questa volta a sollevare dubbi sono i sindaci.

Anci Emilia-Romagna, l’associazione che rappresenta i Comuni della regione, ha infatti inviato una articolata lettera all’assessora regionale alla Scuola Isabella Conti, promotrice dell’iniziativa, evidenziando una lunga serie di criticità e chiedendo modifiche sostanziali al piano. 

Pur riconoscendo che l’anticipo delle attività scolastiche possa rappresentare un’opportunità per le famiglie e un aiuto nella conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, i Comuni contestano il metodo e soprattutto i tempi scelti dalla Regione. 

Secondo Anci, l’assegnazione delle risorse prevista tra la fine di luglio e l’inizio di agosto lascerebbe alle amministrazioni poche settimane per organizzare procedure, affidamenti e personale, con il rischio di mettere in difficoltà gli uffici comunali già impegnati nella programmazione estiva. Per questo viene chiesto di anticipare tutte le operazioni entro giugno. 

La presa di posizione dei sindaci arriva inoltre sulla scia delle proteste dei dirigenti scolastici, che nei giorni scorsi avevano espresso forti perplessità sull’iniziativa. Anci condivide il timore che l’apertura dei plessi a inizio settembre possa sovrapporsi al Piano Estate promosso dal Ministero dell’Istruzione, generando una duplicazione di attività rivolte agli stessi studenti e possibili problemi nella concessione degli spazi scolastici. Da qui la richiesta di un coinvolgimento diretto e formale dell’Ufficio scolastico regionale, ritenuto finora insufficiente. 

Tra i rilievi avanzati dai Comuni c’è anche il rischio di creare disparità territoriali. La sperimentazione, limitata a 42 amministrazioni, potrebbe infatti alimentare malumori tra i cittadini dei territori esclusi e generare differenze di trattamento tra famiglie residenti in aree confinanti. Non solo: la gratuità prevista per la prima metà di settembre potrebbe risultare penalizzante per chi ha già sostenuto integralmente i costi dei centri estivi nei mesi precedenti. 

Particolarmente duro è poi il giudizio sull’impatto che la misura potrebbe avere sul sistema dei servizi estivi già esistente. I Comuni ricordano di aver programmato e finanziato da tempo attività che spesso arrivano fino a metà settembre grazie alla collaborazione con associazioni, parrocchie e realtà sportive. L’introduzione tardiva di una nuova offerta regionale rischierebbe quindi di alterare un equilibrio consolidato e funzionante. 

Infine, i sindaci puntano il dito contro la scelta di destinare risorse a questo progetto mentre il sistema educativo locale deve fare i conti con emergenze finanziarie ben più pressanti: dall’assistenza agli alunni con disabilità al sostegno ai nidi e ai servizi per l’infanzia. Un richiamo che suona come un avvertimento alla Regione: le priorità, sottolinea Anci, devono restare i servizi strutturali e il welfare educativo di base. 

Dopo il fronte del turismo e quello della scuola, dunque, anche i Comuni chiedono una profonda revisione del progetto. Un segnale politico che rende ancora più acceso il confronto sulla novità voluta dalla Regione e che potrebbe costringere viale Aldo Moro a riconsiderare modalità e tempi dell’iniziativa.

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