La scuola è un presidio civico, non un servizio “accessorio” da spegnere quando la città ha altro da fare. La chiusura del plesso di via Saffi 3 – con lo stop al tempo prolungato, pur mantenendo aperta la segreteria – manda un messaggio distorto: che l’istruzione possa essere subordinata a un calendario eventi. Non è solo una questione di logistica per i genitori, pure pesantissima in un normale giorno lavorativo. È un fatto culturale.
Ci sono casi in cui fermarsi può avere senso: emergenze di sicurezza, calamità o eventi davvero eccezionali che coinvolgono un territorio sul piano identitario e formativo. Il passaggio del Giro d’Italia, per esempio, quando viene preparato con percorsi didattici su storia, sport, educazione stradale, può trasformarsi in una lezione a cielo aperto. Lì la sospensione, nel 2020, fu parte di un progetto educativo, non una rinuncia.
Qui, invece, parliamo della Festa del Pesce: un appuntamento piacevole e importante per l’economia locale, ma che non giustifica la serrata di un’istituzione scolastica.
Dire a migliaia di studenti “restiamo a casa perché c’è la festa” non è il messaggio che vogliamo dare su priorità e responsabilità. Gli eventi si gestiscono con piani di viabilità, ingressi scaglionati, percorsi protetti, presidio di protezione civile, non spegnendo la didattica.
La scuola ha bisogno di continuità: ogni interruzione spezza il ritmo, riduce ore preziose, peggiora le disuguaglianze tra chi ha supporti familiari e chi no. Se davvero servivano misure straordinarie, si potevano rimodulare orari o spostare temporaneamente le classi, salvaguardando almeno il tempo prolungato.
Non sarà certo una lezione saltata a piegare il destino di una generazione, quindi nessun cataclisma, per carità. Eppure questa ordinanza, a nostro avviso, guarda dalla parte sbagliata. Le città crescono quando mettono la scuola davanti a tutto, come un faro acceso anche quando il mare è calmo. «I care», ricordava Don Milani: prendersi cura significa scegliere ogni giorno l’aula prima della piazza, il banco prima del palco. Le feste si possono recuperare; il patto simbolico che mette l’istruzione al primo posto no.