21 Settembre, 2026 Cesenatico

Se lo sciopero diventa un’abitudine: il rischio di indebolire l’arma dei lavoratori

Venerdì 12 dicembre la Cgil tornerà a incrociare le braccia contro la manovra di bilancio del Governo, con un nuovo sciopero generale che, nelle intenzioni, dovrebbe fermare il Paese. È l’ennesimo appuntamento di una stagione in cui la protesta di piazza sembra essere diventata la risposta quasi automatica a ogni passaggio politico delicato.

Lungi dal mettere in discussione lo sciopero in sé: si tratta di uno strumento prezioso, conquistato a caro prezzo, che ha permesso ai lavoratori di cambiare davvero la storia dei rapporti sociali. Proprio per questo, però, andrebbe maneggiato con cura, come si fa con ciò che ha valore. Lo sciopero generale è sempre stato un evento eccezionale, un gesto collettivo raro, capace di concentrare l’attenzione dell’opinione pubblica e di costringere la politica ad ascoltare.

Se però lo sciopero diventa un riflesso condizionato, un tic organizzativo più che una scelta ponderata, rischia di perdere forza simbolica prima ancora che capacità di incidere. Uno sciopero dopo l’altro, i giornali lo seguono sempre meno, la curiosità dell’opinione pubblica si affievolisce, i disagi si diluiscono e diventano quasi “parte del paesaggio”. 

La domanda, allora, è scomoda ma inevitabile: non siamo di fronte a un abuso di questo strumento da parte della principale organizzazione sindacale italiana? Moltiplicare le giornate di sciopero non significa automaticamente aumentare il potere contrattuale dei lavoratori; può, al contrario, logorare la credibilità di chi chiama alla mobilitazione e alimentare l’idea che “tanto non cambia mai nulla”.

C’è un’altra responsabilità che il sindacato non può eludere: ogni sciopero generale chiama in causa non solo gli iscritti, ma l’intera comunità nazionale. Chiede ai cittadini di riconoscersi in una narrazione di ingiustizia e di urgenza. Se la leva viene azionata troppo spesso, il rischio è che il Paese smetta di sentirsi interpellato, che la protesta si trasformi in rito e che la ragione sostanziale del conflitto sociale scivoli in sottofondo, coperto dal rumore di fondo della cronaca quotidiana.

Difendere il diritto di sciopero oggi significa anche preservarne il carattere straordinario. Perché ogni volta che lo si usa come una routine, si toglie qualcosa alla sua capacità di parlare al Paese intero. 

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