22 Settembre, 2026 Cesenatico

Se uccidi un ragazzo a pugni in Italia te la cavi con 12 anni…


La sentenza è arrivata: nessun aggravamento, nessuna riqualificazione in omicidio volontario. La Corte d’Appello bolognese ha confermato la condanna a 12 anni per Klajdi Mjeshtri, il buttafuori che, dopo una banale lite, colpì con calci e pugni Giuseppe Tucci, 34 anni, vigile del fuoco, lasciandolo agonizzante sull’asfalto. Tucci morì in ospedale il giorno dopo. 

In primo grado, con rito abbreviato, il gup di Rimini Vinicio Cantarini aveva già riconosciuto l’omicidio preterintenzionale; il pubblico ministero Davide Ercolani e i genitori della vittima, assistiti dall’avvocato Marco Di Troia, avevano impugnato chiedendo il riconoscimento del dolo e una pena più severa. Non è andata così.

La ricostruzione resta quella: violenza brutale, ma – per i giudici – senza intenzione di uccidere. Eppure il risultato è ineluttabile: un ragazzo è morto. Di fronte a questo, il dispositivo di oggi suona come una ferita che non si chiude. 

Dodici anni – con l’ulteriore prospettiva di una riduzione di un sesto, se confermata, fino a dieci – sono un messaggio che fa male: quanto “vale” la vita di chi non torna più? Il padre, Claudio Tucci, lo ha definito «una pugnalata». Come dargli torto.

Non si tratta di sete di vendetta. Si tratta di proporzione, di tutela della collettività, di un principio elementare: chi usa le mani come armi, chi massacra di botte un uomo fino a spegnerne il cuore, deve sapere che la risposta dello Stato sarà netta, esemplare. Qui, invece, resta l’idea che la violenza “senza intenzione” possa scontare una cornice edittale troppo tenue rispetto all’esito tragico. È una crepa nel patto sociale.

Ora la famiglia valuta il ricorso in Cassazione, in attesa delle motivazioni che arriveranno entro novanta giorni. Intanto rimane un vuoto: Giuseppe Tucci non tornerà e a far compagnia ai suoi cari sono solo il ricordo e l’amarezza. A noi, come comunità, resta una domanda urgente: se dodici anni bastano per una vita spezzata a pugni, che idea di giustizia stiamo consegnando alle nostre piazze e ai nostri figli?

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