Sono le 20.58 e nel bar di Villalta è l’ora di chiusura: luci accese, bancone già in ordine, nessun cliente da servire. La telecamera interna riprende un clima di leggera routine rotto all’improvviso dall’arrivo di due uomini incappucciati, uno con felpa rossa, l’altro vestito di scuro. Si scoprirà poi che sono padre e figlio di origini albanesi, residenti a San Mauro Pascoli, molto noti nel settore dell’edilizia e delle ristrutturazioni.
Entrano insieme, a passo svelto, come se sapessero esattamente dove andare e chi cercare. Il bersaglio è un uomo sui cinquant’anni, di Cesenatico, che sta telefonando appoggiato al bancone. E’ lui la vittima designata. La sua colpa? E’ il nuovo compagno dell’ex moglie di uno dei due.
Non c’è alcun confronto, alcuno scambio di parole: l’approccio è immediato, da agguato. Il cinquantenne alza le braccia per difendersi, ma viene travolto da una raffica di calci e pugni portati dall’alto. I due si muovono in coppia: uno lo blocca, lo strattona e lo sbilancia con un calcio; l’altro lo colpisce con rapidità, senza lasciargli possibilità di reazione.
In pochi secondi l’arancia meccanica si sposta a terra: sedie che saltano, urti contro gli arredi e il pestaggio che non si arresta. La donna dietro al bancone si intromette nell’agguato per proteggere il compagno, ma anche lei viene strattonata e malmenata, mentre un’altra barista resta sulla soglia con il telefono in mano, come se stesse chiedendo aiuto. Gli aggressori insistono ancora per alcuni istanti, poi rallentano e fanno dietrofront verso la porta, lasciando l’uomo sanguinante a terra.
Alle 20.59 passate la scena è già cambiata: uno dei due si volta come a controllare, l’altro esce. Restano lo shock, il disordine improvviso e la freddezza di un pestaggio “a colpo sicuro”, consumato nel momento più favorevole: quando il bar è vuoto e le strade sono deserte.
Gli ultimi fotogrammi sono da film di Quentin Tarantino: la porta aperta e la sensazione che la violenza sia arrivata, abbia colpito e sia sparita in meno di un minuto. Sullo sfondo solo una domanda: è giusto che due picchiatori così feroci siano liberi di andare in giro e, lunedì prossimo, di tornare al lavoro come se nulla fosse?