22 Settembre, 2026 Cesenatico
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Senza luce, acqua nè riscaldamento: si può vivere così?

In queste giornate in cui il freddo ha portato le temperature ampiamente sotto lo zero, immaginare di vivere in un rudere abbandonato, senza riscaldamento né acqua, sembra impossibile. Eppure, in condizioni simili, il rischio per la salute è concreto e immediato.

È quanto accade in una vecchissima casa colonica di via Rigossa, a Cesenatico, dove da qualche tempo una persona senza dimora vive, mangia e dorme. L’aspetto più sorprendente, però, è un altro: quella situazione di evidente precarietà presenta segnali che fanno pensare a lavori in corso, finalizzati a rendere la permanenza più stabile e, almeno nelle intenzioni, meno disagiata.

Sarebbero stati effettuati interventi per un allaccio alla rete elettrica; all’interno di una sorta di cucina risultano presenti – forse non ancora collegati – un boiler per l’acqua calda e un frigorifero. In un’altra stanza si notano sanitari nuovi e tubazioni predisposte per la realizzazione di un bagno. Resta tuttavia oscuro dove potrebbero scaricare eventuali servizi igienici, dato che lo smaltimento dei reflui appare, di fatto, inesistente.

All’esterno, davanti alla porta d’ingresso, è stato realizzato un piccolo pianerottolo; accanto alla porta è comparsa una nuova presa elettrica. Nella gelida camera al piano superiore si trovano due letti moderni, certamente non risalenti all’epoca della vecchia casa colonica. Chi li ha forniti all’occupante? In sintesi, sembra che si stia tentando di trasformare un rudere in un’abitazione.

Ma si tratterebbe di una “casa” che, nelle condizioni attuali, non potrebbe ottenere l’agibilità, né potrebbe legittimamente ambire ad averla. L’articolo 24 del D.P.R. 380/2001 stabilisce infatti che un edificio può essere utilizzato solo se dotato di agibilità, certificazione che attesta la sicurezza strutturale, oltre all’igiene e alla salubrità. Requisiti che, in questo caso, appaiono difficilmente garantibili: la stabilità dell’edificio è messa in discussione, mentre l’assenza di condizioni igienico-sanitarie adeguate e di impianti conformi rende il quadro ancora più critico. Tuttavia, questo non è nemmeno il nodo principale.

Il punto più grave è che vivere in quello stabile è pericoloso per la salute di chi lo occupa: morire di freddo non è un’ipotesi remota, ma una tragedia che, ogni inverno, colpisce persone senza tetto. A tutto ciò si aggiunge un dubbio significativo: l’occupazione avviene davvero in modo abusivo?

È ragionevole pensare che una persona possa insediarsi in una casa diroccata, dove sono evidenti lavori di ristrutturazione improvvisati e comunque inidonei a garantire una vivibilità stabile e dignitosa, senza che il proprietario ne sia a conoscenza? Il Comune e i servizi sociali sono informati di una situazione umana che potrebbe degenerare fino a diventare irreparabile?

LaVoceRomagnola

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