Nel mese di febbraio l’amministrazione comunale e Hera avevano annunciato una riorganizzazione della raccolta degli abiti usati con un obiettivo preciso: migliorare il servizio, velocizzare gli svuotamenti e contrastare il fenomeno degli abbandoni che spesso si verificavano attorno ai contenitori stradali.
La scelta era stata quella di concentrare i venti contenitori presenti sul territorio in cinque aree strategiche, dotate ciascuna di quattro cassonetti, così da rendere più efficiente la gestione e consentire interventi più rapidi in caso di criticità.
A distanza di alcuni mesi, però, la realtà restituisce un’immagine diversa. Nel parcheggio della piscina di via Saffi (foto scattata sabato mattina), una delle postazioni individuate dalla riorganizzazione, i contenitori appaiono pieni e una montagna di abiti e sacchi è stata lasciata a terra. Una cartolina che richiama situazioni già viste in passato e che riapre il dibattito sull’efficacia delle misure adottate.
Sarebbe tuttavia troppo semplice attribuire ogni responsabilità all’organizzazione del servizio. Lo stesso comunicato diffuso a febbraio ricordava ai cittadini di non abbandonare i sacchi a terra in caso di bocca di conferimento bloccata, invitando a segnalare il problema al numero verde di Hera oppure a utilizzare le stazioni ecologiche e gli altri contenitori disponibili.
Le immagini di via Saffi raccontano quindi una verità scomoda ma evidente: nessuna riorganizzazione può funzionare davvero senza la collaborazione degli utenti. Contenitori più grandi, svuotamenti più frequenti e controlli più rapidi possono certamente aiutare, ma se davanti a un cassonetto pieno la risposta continua a essere l’abbandono indiscriminato dei sacchi, il risultato sarà sempre lo stesso.