Sta per aprire a Modena, in viale Crispi vicino alla stazione, Sintwin, negozio e piattaforma online specializzati nella vendita di bambole sessuali iperrealistiche. Si tratta di modelli in silicone medicale o Tpe, con scheletro articolato, pensati per imitare il più possibile il corpo umano. I prezzi vanno da circa 1.500 euro fino a 4.000 per le versioni più sofisticate, dotate di funzioni di intelligenza artificiale e riscaldamento interno.
L’ideatore è Ivan Taddei, 36 anni, agente di commercio modenese, che presenta il progetto come un modo per rendere il piacere “libero e accessibile a tutti, uomini e donne”. Dal 22 novembre in negozio saranno esposti tredici modelli, ma l’acquisto potrà avvenire solo online tramite QR code, con la possibilità di personalizzare la bambola secondo i propri desideri. Sintwin non produce direttamente i manufatti: li importa e li propone come oggetti su misura.
Taddei insiste anche sul presunto valore “sociale” dell’iniziativa. Secondo lui, le bambole potrebbero offrire una risposta a chi vive una forte solitudine affettiva o ha difficoltà relazionali, fino a contribuire – è la sua tesi – alla prevenzione degli abusi sessuali, permettendo di sfogare le pulsioni senza coinvolgere altre persone.
Una lettura che viene respinta con decisione dalle associazioni femministe e da esponenti del centrosinistra modenese. Per Serena Ballista, presidente dell’Udi di Modena, un negozio di sex dolls non fa che rafforzare l’idea delle donne come oggetti di piacere sempre disponibili, aggirando il tema del consenso e travestendo da “etico” un business basato sulla mercificazione del corpo femminile.
Sulla stessa linea Stefania Gasperini, dirigente nazionale del Pd, secondo cui richiamare diritti sessuali e lotta alla violenza è solo una “foglia di fico” per rendere più accettabile un prodotto che propone ancora una volta “modelli di donne passive, perfette e silenziose, al posto di relazioni reali, imperfette e fatte di sì ma anche di no”.