22 Settembre, 2026 Cesenatico

Siamo sicuri che il nostro mare ospiti solo specie innocue?

Abbiamo sempre pensato che il peggio che ci potesse capitare, nuotando nel nostro mare, fosse una scaglia di cozza nel piede. Ma non è proprio così. anche nell’Alto Adriatico, infatti, non mancano le insidie.

Lungo le nostre coste il protagonista più vistoso è la Pelagia noctiluca, la “medusa luminosa”: piccola, comune nel Mediterraneo e capace di dolorose irritazioni grazie ai suoi tentacoli sottili, che talvolta compaiono in banchi spinti a riva da correnti e venti. Nell’Alto Adriatico è segnalata da decenni, con presenze a ondate: il classico incontro sgradito dell’estate.
Accanto a lei, sempre più osservata nel Golfo di Trieste e lungo il litorale nord-adriatico, la Carybdea marsupialis, una cubomedusa mediterranea: piccola, trasparente, dotata di vista sorprendente e puntura dolorosa, non “aliena” ma periodicamente abbondante a fine estate.

Sotto i piedi, nei primi metri d’acqua, si nascondono le tracine (Trachinus spp.), predatori sabbiosi con spine velenose sul dorso e sull’opercolo: la puntura è molto dolorosa ma il veleno è termolabile, perciò l’acqua calda (quanto tollerabile) allevia rapidamente i sintomi. Le ARPA dell’Adriatico ne descrivono da anni la presenza sui litorali emiliano-romagnoli.

Su fondi sabbiosi e porti può comparire anche la pastinaca (Dasyatis pastinaca, il “trigone”): di norma schiva, può colpire con l’aculeo caudale se calpestata o intrappolata; oltre alla detersione con acqua di mare, anche qui il calore aiuta perché le tossine sono sensibili alla temperatura, ma serve valutazione medica se la ferita è profonda.

Il capitolo “nuovi arrivati” merita attenzione: il pesce palla argenteo (Lagocephalus sceleratus) è ormai comparso anche nell’Adriatico settentrionale. Non è pericoloso al contatto, ma le sue carni contengono tetrodotossina (TTX), potenzialmente letale anche dopo cottura: riconoscerlo e non consumarlo è essenziale. Le cronache del 2024–2025 riportano gli avvistamenti più a nord finora segnalati lungo le coste italiane.

Non solo animali: d’estate, su scogliere e porti, la dinoflagellata Ostreopsis ovata può proliferare e liberare in aerosol sostanze irritanti per occhi e vie respiratorie. Per questo Emilia-Romagna e altre regioni monitorano la specie da maggio a settembre, con eventuali avvisi in caso di concentrazioni elevate. 

In pratica? Evitare il contatto con organismi sconosciuti, usare scarpe da scoglio dove ha senso, e conoscere i primi gesti corretti: acqua di mare (non dolce) per sciacquare, acqua calda per tracine e trigoni, e assistenza sanitaria se compaiono sintomi importanti o ferite profonde. 

Il nostro mare resta uno splendido compagno d’estate: non è “pericoloso”, ma neppure ingenuo. Sapere chi lo abita ci rende nuotatori più consapevoli. 

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