Abbiamo sempre pensato che il peggio che ci potesse capitare, nuotando nel nostro mare, fosse una scaglia di cozza nel piede. Ma non è proprio così. anche nell’Alto Adriatico, infatti, non mancano le insidie.
Lungo le nostre coste il protagonista più vistoso è la Pelagia noctiluca, la “medusa luminosa”: piccola, comune nel Mediterraneo e capace di dolorose irritazioni grazie ai suoi tentacoli sottili, che talvolta compaiono in banchi spinti a riva da correnti e venti. Nell’Alto Adriatico è segnalata da decenni, con presenze a ondate: il classico incontro sgradito dell’estate.
Accanto a lei, sempre più osservata nel Golfo di Trieste e lungo il litorale nord-adriatico, la Carybdea marsupialis, una cubomedusa mediterranea: piccola, trasparente, dotata di vista sorprendente e puntura dolorosa, non “aliena” ma periodicamente abbondante a fine estate.
Sotto i piedi, nei primi metri d’acqua, si nascondono le tracine (Trachinus spp.), predatori sabbiosi con spine velenose sul dorso e sull’opercolo: la puntura è molto dolorosa ma il veleno è termolabile, perciò l’acqua calda (quanto tollerabile) allevia rapidamente i sintomi. Le ARPA dell’Adriatico ne descrivono da anni la presenza sui litorali emiliano-romagnoli.
Su fondi sabbiosi e porti può comparire anche la pastinaca (Dasyatis pastinaca, il “trigone”): di norma schiva, può colpire con l’aculeo caudale se calpestata o intrappolata; oltre alla detersione con acqua di mare, anche qui il calore aiuta perché le tossine sono sensibili alla temperatura, ma serve valutazione medica se la ferita è profonda.
Il capitolo “nuovi arrivati” merita attenzione: il pesce palla argenteo (Lagocephalus sceleratus) è ormai comparso anche nell’Adriatico settentrionale. Non è pericoloso al contatto, ma le sue carni contengono tetrodotossina (TTX), potenzialmente letale anche dopo cottura: riconoscerlo e non consumarlo è essenziale. Le cronache del 2024–2025 riportano gli avvistamenti più a nord finora segnalati lungo le coste italiane.
Non solo animali: d’estate, su scogliere e porti, la dinoflagellata Ostreopsis ovata può proliferare e liberare in aerosol sostanze irritanti per occhi e vie respiratorie. Per questo Emilia-Romagna e altre regioni monitorano la specie da maggio a settembre, con eventuali avvisi in caso di concentrazioni elevate.
In pratica? Evitare il contatto con organismi sconosciuti, usare scarpe da scoglio dove ha senso, e conoscere i primi gesti corretti: acqua di mare (non dolce) per sciacquare, acqua calda per tracine e trigoni, e assistenza sanitaria se compaiono sintomi importanti o ferite profonde.
Il nostro mare resta uno splendido compagno d’estate: non è “pericoloso”, ma neppure ingenuo. Sapere chi lo abita ci rende nuotatori più consapevoli.