Quando i confini amministrativi sono linee sullo stesso marciapiede, i problemi non si fermano ai cartelli stradali. Tagliata confina con Zadina e, nella quotidianità, la zona più a nord di Cesenatico – nel bene come nel male – vive l’onda lunga di ciò che accade a pochi chilometri. Negli ultimi mesi, alcuni episodi di spaccio segnalati in città sono stati collegati – secondo quanto riportato in note istituzionali – a soggetti domiciliati nel CAS di Tagliata.
La scorsa settimana, due cittadini egiziani sono stati identificati a Cesenatico con sostanze stupefacenti (hashish e cocaina) e denunciati per detenzione ai fini di spaccio; risultavano residenti nel centro d’accoglienza di Cervia. È un fatto che inquieta e che impone domande sulle modalità con cui l’accoglienza viene gestita quando tocca territori contigui.

Attenzione: qui non c’è spazio per generalizzazioni. Nel CAS di Tagliata vivono persone che fuggono da guerre e povertà e che meritano protezione. Ma negare che frange minoritarie possano scivolare nella microcriminalità significa lasciare scoperto il fianco della sicurezza urbana e tradire la stessa idea di accoglienza. La realtà, spesso, è “borderline”: chi è vulnerabile può essere adescato da reti di spaccio che sfruttano precarietà e invisibilità.
Non a caso, nella frazione di Tagliata, dopo una serie di episodi preoccupanti, è nato un Comitato per la Sicurezza e l’Ordine Pubblico che considera quel Centro di Accoglienza l’origine di tutti i problemi di micro-criminalità che si registrano, dodici mesi l’anno, in quella porzione di arenile. E se ci sono problemi a Tagliata, i problemi ci sono anche a Zadina dove – al di là del confine amministrativo – la vicinanza col Cas, inevitabilmente, qualche preoccupazione la crea.