22 Settembre, 2026 Cesenatico

Sicurezza in mare, Battistoni boccia la proposta di un corpo di salvataggi statale

La sicurezza sulle spiagge italiane torna al centro del dibattito dopo che l’Anab – Associazione nazionale assistenti bagnanti – ha lanciato l’idea di istituire un corpo statale di bagnini, sul modello dei vigili del fuoco o della forestale. Una proposta che, nelle intenzioni dei promotori, dovrebbe risolvere  quelli che – a loro dire – rappresentano dei “nodi cronici” della professione: carenza di personale, stipendi bassi, contratti precari e l’assenza di sorveglianza sulle spiagge libere. L’ipotesi prevede organici centrali, formazione continua, contratti stabili e stipendi adeguati, finanziati da un fondo alimentato dai concessionari balneari attraverso un canone proporzionato a metratura e presenze.

Un progetto che, sulla carta, vorrebbe uniformare il servizio e garantire standard di sicurezza anche nei tratti meno redditizi della costa. Ma che incontra un’opposizione netta da parte di chi in spiaggia ci lavora ogni giorno e vive una situazione diametralmente opposta. 

A bocciare senza mezzi termini l’idea è Simone Battistoni, presidente della cooperativa stabilimenti balneari di Cesenatico, realtà simbolo della Riviera Romagnola.

“Per me – spiega – è una proposta aberrante. Il servizio funziona bene proprio perché è gestito dai privati, sotto la vigilanza della Capitaneria. Lo Stato deve controllare che tutti rispettino le regole, ed è giusto che lo faccia con rigore, ma statalizzare significherebbe peggiorare. Un corpo centrale, con centinaia di migliaia di dipendenti, non avrebbe l’elasticità che serve sulle spiagge”.

Battistoni porta esempi concreti: “Noi, nei weekend, aggiungiamo i salvataggi con i cani, un costo extra che affrontiamo per migliorare il servizio. Se c’è bisogno, prolunghiamo i turni oltre l’orario previsto o aumentiamo il personale nelle zone più affollate. Lo facciamo perché ci crediamo. Un sistema statale non avrebbe questa rapidità di adattamento. Preferisco spendere di più ma avere un servizio che funziona davvero”. 

Il presidente della cooperativa insiste sulla differenza di approccio: “Il privato ha interesse diretto a garantire qualità, a formare i bagnini d’inverno, a sostituire chi non lavora bene. In caso di problemi, possiamo intervenire subito, richiamare o non confermare un collaboratore. Con una struttura pubblica, questo meccanismo si perderebbe, con il rischio di lassismo e rigidità”.

Per Battistoni, il punto è chiaro: non bisogna smontare un sistema che funziona, ma correggere eventuali storture dove ci sono: “Se in alcune regioni si registrano irregolarità o stipendi bassi, si intervenga lì. Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca. Qui in Romagna il servizio è efficiente, i controlli ci sono e sono serrati: le torrette vengono ispezionate spesso e chi lavora bene non ha nulla da temere”. 

Un giudizio netto, che riflette il pensiero di gran parte del mondo balneare romagnolo: più che una rivoluzione dall’alto, servono vigilanza, controlli e serietà. La statalizzazione, per i bagnini di Cesenatico, non sarebbe la soluzione, ma un passo indietro che metterebbe a rischio quella sicurezza che invece funziona e, proprio per questo, si vuole difendere.

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