Non c’è tregua per i fumatori italiani. Da venerdì 13 marzo è scattato un nuovo aumento dei prezzi delle sigarette, il terzo dall’inizio del 2026 dopo i rincari già registrati a gennaio e nelle scorse settimane. Il ritocco coinvolge non solo le sigarette tradizionali, ma anche il tabacco riscaldato e i liquidi per i dispositivi elettronici, con effetti immediati sui listini dei tabaccai.
Gli aumenti, in media, oscillano tra i 10 e i 15 centesimi a confezione. Una cifra apparentemente contenuta, ma sufficiente a spingere molti prodotti oltre la soglia simbolica dei 6 euro. Per chi si è recato in tabaccheria questa mattina, la sorpresa è stata evidente: numerosi marchi risultano interessati dall’aggiornamento, dai segmenti più economici fino a quelli premium.
Alla base del rincaro c’è una decisione dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che ha recepito l’adeguamento fiscale previsto dalla legge di bilancio. Il nodo centrale è quello delle accise, destinate a crescere progressivamente fino al 2028, con un incremento complessivo stimato fino a 40 centesimi. L’obiettivo dell’intervento è duplice: da un lato garantire maggiori entrate per l’erario, dall’altro scoraggiare il consumo di tabacco attraverso una leva economica sempre più incisiva.
Secondo gli ultimi listini, il prezzo delle Chesterfield si colloca ora tra 5,50 e 5,80 euro. In alto nella classifica dei rincari ci sono anche diverse varianti di Marlboro, oltre a marchi come Camel, Philip Morris e Lucky Strike. Un confronto con il passato dà la misura del cambiamento: nel 2009 un pacchetto di Merit Gialla 100s costava 4,35 euro, mentre oggi raggiunge i 6,50 euro. Un balzo che racconta, meglio di ogni altra cifra, quanto fumare sia diventato sempre più caro.