7 Novembre, 2026 Cesenatico

Silenziato Corona, finalmente un argine allo “spam” della diffamazione

Che Fabrizio Corona venga finalmente zittito (lui come chiunque campi di diffamazione) è una notizia che, in un Paese civile, dovrebbe essere normale. Qui da noi arriva tardi, certo. Ma arriva. E questo conta.

Perché nell’era dei social è difficile arginare le schegge impazzite: profili che funzionano come megafoni senza freni, contenuti costruiti per fare rumore, una gara continua a chi la “spara” più grossa. 

È lo spam della società: non informa, non denuncia, non prova, intasa. E lascia macerie sulle persone. Poi, quando il danno è fatto, ci si accorge che “la libertà” non c’entra: la libertà è un diritto, la diffamazione è un abuso.

Il punto è proprio questo: anche se sembra essere stata Meta a mettere il bavaglio a Corona, se davvero si varca un confine, alla fine una risposta arriva. Anche in Italia, dove spesso far rispettare la legge sembra una salita. E invece, quando la misura è colma, le istituzioni sanno essere efficaci. Magari con ritardo, magari dopo troppe segnalazioni, troppe diffide, troppe vittime. Ma efficaci.

E questo è un vantaggio per tutti. Soprattutto per i più giovani, a cui è stato raccontato che certi personaggi sarebbero “paladini della libertà”. Peccato che gran parte delle accuse rilanciate in quel circuito non fosse supportata da prove: erano insinuazioni, etichette, fango fine a sé stesso. Spettacolo, non verità. Rumore, non responsabilità.

Se il risultato è che quello scempio mediatico si ferma, anche solo per un po’, non è censura: è igiene pubblica. È il segnale – tardivo, ma necessario – che oltre un certo limite non si passa. E che la dignità delle persone non è un format.

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