La chiamano già “la Mignotta Maledetta”, ma dietro il soprannome che oggi fa discutere, sorridere e indignare a turno, non c’è né volgarità gratuita né voglia di scandalizzare. C’è piuttosto una storia vera, privata, diventata pubblica suo malgrado: un ricordo rimasto vivo, un sentimento mai del tutto archiviato, e ora perfino un ristorante che porta quel nome sul porto canale di Cesenatico.
Attorno a quella scelta si è acceso il dibattito, tra il no del Comune all’insegna integrale e la curiosità di chi ha capito che, prima ancora del marchio, qui conta il racconto. Così abbiamo chiesto direttamente a lei — la donna che ha ispirato tutto questo — cosa si prova a scoprire di essere diventata, insieme, memoria, simbolo e leggenda.
Quando ha scoperto che un ristorante porterà il soprannome che, in qualche modo, parla di lei, qual è stata la sua prima reazione: risata, sorpresa o un leggero desiderio di querela?
La mia prima frase letteralmente è stata: “tu sei matto”… ma di questo ne avevo già avuto qualche vago sentore… Dopo l’esclamazione devo dire che sono rimasta incredula, nel senso che non pensavo assolutamente che avrebbe portato avanti l’idea e, infine, quando ne ho avuta certezza, mi sono molto divertita. Ora devo anche farmi un micro tatuaggio (che non amo) perché ho perso la scommessa che avevo fatto con lui, sostenendo che non avrebbe mai messo quel nome. Alla querela non ho certo pensato anche perché, essendo avvocato, riesco per fortuna a dare il giusto peso alle cose. La leggerezza di un’insegna e la profondità della storia che rivela sono molto distanti dal codice penale. Anzi, forse è proprio perché si conoscono i problemi veri e i reati veri che si apprezza di più la voglia di sorridere. Una cosa che non si dovrebbe mai fare è strumentalizzare un fatto qualsiasi, come l’insegna di un Ristorante, sovrapponendolo ad eventi e piaghe odierne che, in tutta franchezza, sono distanti anni luce dal progetto di cui si parla.
Glielo devo chiedere: si è sentita offesa o, sotto sotto, un po’ lusingata dal fatto che dopo tutto questo tempo uno ancora non se l’è levata dalla testa e dal cuore?
Sicuramente la seconda. Soprattutto perché il “Mignotta Maledetta” deve essere contestualizzato, deve essere raccontato. Non è un’offesa, men che meno una volgarità, se inserita in un contesto scherzoso, giocoso, affettuoso. E’ importante che abbiano deciso di raccontare la storia dalla quale nasce il nome perché, così, tout court, è facile interpretare malamente da parte di chi, e sono in tanti, soprattutto tante, si soffermano senza chiedersi nulla, su due semplici – quanto provocatorie – parole. Addirittura ho letto commenti che fanno riferimento alla violenza sulle donne e al femminicidio. Credo si stia andando oltre… Purtroppo siamo una società perennemente arrabbiata: col mondo, col prossimo, con se stessa, incapace di sorridere, di prendere la vita anche con quel pizzico di ironia che non guasta. Non è certo un epiteto simile a determinare la mancanza di rispetto per le donne o addirittura la violenza. Se le persone ritrovassero il piacere di prendersi in giro, di canzonarsi e giocare tra loro, talvolta anche usando parole forti, che tuttavia nel giusto contesto sono solo divertenti, forse ci sarebbe meno violenza, meno depressione e ci sarebbero meno coltelli che girano, se non, appunto, quelli del ristorante. La vera offesa e la vera violenza è quella che ho letto in alcuni commenti che augurano il fallimento del ristorante, che offendono pesantemente i titolari, che infamano, senza nemmeno aver letto l’articolo, un nome e una storia, di cui ignorano tutto. Ecco, i social sono proprio questo: il trionfo dell’ignoranza, perché ci si permette di giudicare senza conoscere, di offendere senza sapere, di fare la morale senza averne diritto.
Secondo lei, essere una “mignotta maledetta” è un insulto, una medaglia o semplicemente il segno che qualcuno non è mai riuscito davvero a dimenticarla?
Anzitutto essere una “mignotta maledetta”, nell’accezione e nella traduzione che hanno inteso fare Mirko e Roberto, credo sia un privilegio, come credo possa essere andare a pranzo o cena da loro che hanno sicuramente, come primo obiettivo, quello di far stare bene gli avventori. La tavola è piacere, benessere, desiderio di ritornare, affezione. Quindi, essere, in qualche modo, indimenticabili è sempre motivo di orgoglio perché, evidentemente, si è stati in grado, anche involontariamente, di entrare nel profondo di una persona, al punto tale da restare come un’impronta in modo indelebile. Sicuramente è una bella sensazione.
Ma lei sinceramente era davvero così indimenticabile o dall’altra parte c’era uno che non si rassegnava neanche con le cannonate?
La seconda è certa, la prima dovrebbe chiederlo a lui… Io non amo giudicarmi, preferisco che lo facciano gli altri, anzi no, spesso non mi interessa nemmeno il giudizio degli altri, se non quello delle persone che amo e a cui voglio bene e che stimo. Siamo in un mondo troppo social, dove tutti sembrano fotocopie, dove ci si sofferma sull’apparenza e si pensa poco a quello che c’è dietro (come per il nome del ristorante…). Io, per alcune persone, sono “alla mano” , per altre sono altezzosa, altre addirittura pensano sia fredda e distaccata. Insomma ciascuno poi vede di noi anche quello che vuol vedere, a parte le persone che invece, come lui, vogliono a tutti i costi conoscerti e sapere chi sei davvero, chi c’è dietro l’immagine, entrare nel tuo mondo, indagare, con determinazione senza fermarsi nemmeno, appunto, davanti alle cannonate che non sono certo mancate… Ma alla base dell’essere indimenticabili per qualcuno credo ci sia sempre, oltre l’amore, che può essere declinato in vari modi, la stima. La stima è il vero perno attorno al quale ruotano tante cose, le cose importanti. Essere stimati a tal punto e a tal punto considerati è certamente motivo di orgoglio.

Se una sera entrasse lì dentro, si sedesse in fondo alla sala e ordinasse da bere, quanto ci metterebbero a capire che “la leggenda” è arrivata davvero?
Beh ovviamente, come minimo pretendo il mio tavolo riservato… Scherzi a parte, non so, sicuramente la situazione mi farebbe sorridere, la troverei divertente. Chi capirà che “la leggenda” sono io forse sorriderà insieme a me e avrà ancora di più la certezza, caso mai ce ne fosse bisogno, che quel nome non c’azzecca nulla né con la volgarità né tanto meno con la violenza o il mancare di rispetto alle donne.
Il Comune ha stoppato l’insegna completa: secondo lei si sono scandalizzati per la parola…o perché certe storie vere fanno più paura di qualsiasi parolaccia?
Non saprei. Direi buona la prima, condita con la seconda. Sicuramente di questi tempi, tra il politicamente corretto, la totale mancanza di coraggio nell’osare, si diventa rigidi, eccessivamente rigorosi. Ma non credo, comunque, che faccia molta differenza nella sostanza anche perché l’escamotage che hanno adottato per rispettare l’invito comunale è in ogni caso delizioso.
Le dà più soddisfazione sapere di aver ispirato un ristorante o il fatto, molto più romagnolo, che qualcuno abbia trasformato una vecchia ferita in un posto dove si mangia e si beve?
La soddisfazione è su entrambi i fronti. Sicuramente aver ispirato un ristorante non è cosa comune o frequente e non in questo modo, ma è altresì molto bella la sublimazione di un forte sentimento in qualcosa di positivo quale è l’apertura di un’attività in un posto bellissimo che adoro quale è Cesenatico ed in particolare il Porto Canale. E’ giusto così ed anzi dovrebbe essere ad esempio ed… è un esempio proprio per chi non sa gestire le situazioni difficili e per chi pensa che l’unica soluzione sia la violenza. I rapporti non sono sempre un copione da rispettare ma sicuramente questo è il modo migliore per rispettare una persona cara e un sentimento autentico. Il messaggio centrale del Mignotta Maledetta è anche questo: elevare, rendere omaggio, offrire un tributo all’amore. Esattamente il contrario di quello che alcuni commentatori del web hanno commentato all’uscita della notizia.
Se dovesse lasciare un messaggio scritto su un tovagliolo del ristorante “Mignotta Maledetta”, cosa scriverebbe a chi si siederà lì tra dieci anni?
Ti auguro di aver trovato o di trovare una Mignotta Maledetta e che tu possa sempre avere un luogo del cuore nel quale andare ogni volta che hai voglia di mangiare bene, di stare bene e di salutare degli amici.