Le cifre Inail, rielaborate da Cisl Romagna e Uil Forlì-Cesena, raccontano un territorio in allarme. Tra Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, nei primi otto mesi dell’anno le denunce di infortunio sul lavoro superano quota 12.900. Il dato più pesante arriva da Forlì-Cesena: 4.715 denunce (+3,3% sul 2024), 1.025 malattie professionali e 14 decessi, più del doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Numeri che confermano un trend già osservato a settembre e che spezzano la retorica della “sicurezza garantita”.
I sindacati alzano la voce: “Il lavoro continua a uccidere”, dicono Enrico Imolesi e Paolo Manzelli (Uil), rilanciando la campagna #ZeroMortiSulLavoro di PierPaolo Bombardieri. La richiesta è netta: più ispettori, risorse per controlli continui, formazione obbligatoria per lavoratori e datori e tavoli provinciali realmente operativi.
Per Francesco Marinelli (Cisl Romagna) la sicurezza è un investimento. Accanto agli incidenti acuti, pesano le patologie invisibili: stress, posture scorrette, ritmi intensi. “Dietro ogni cifra c’è una persona. La prevenzione deve entrare anche nelle scuole”. L’obiettivo è uno solo: restituire al lavoro la sua natura di dignità, non di rischio.